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Lo spirito dei giovani leoni a Firenze

Avere letto “Florence” di Stefania Auci è stato un po’ come quando ho ascoltato “Bleach” dei Nirvana, il loro primo album, dopo averli conosciuti grazie al successo planetario di “Nevermind”. Anche allora mi sono divertito a scovare i segnali e le premesse di uno stile che si è definito in maniera netta con il loro secondo lavoro.

Su questa falsa riga mi sono chiesto: cosa si può trovare in questo romanzo, ambientato a Firenze e dintorni all’inizio della prima guerra mondiale, che sia presente anche ne “I leoni di Sicilia”?

Non mancano davvero gli spunti.

  • Con “Florence” (pronuncia alla francese) Stefania Auci mostra subito una grande abilità e un certo rigore nel costruire le trame a partire dai ruoli dei personaggi. Anche qui abbiamo un uomo d’azione che si contrappone a uno con vecchi schemi mentali  (il giornalista rampante Ludovico Aldisi vs il nobile Mario Anselmi), così come una donna ribelle in antitesi ad una incapace di cambiare il suo destino (la giovane Irene Laurenti vs l’aristocratica Claudia Anselmi).  E’ un po’ la stessa scacchiera in cui giocano Vincenzo Florio, Giulia e Giuseppina nei “Leoni”.
  • Gli altri personaggi sono tutti di contorno e il loro parteggiare per l’uno o l’altro elemento di queste coppie di opposti non fa che definire ancora di più i tratti dei protagonisti.
  • I capitoli sono veloci, fatti di periodi brevi e solitamente dedicati a uno dei personaggi principali, con predominanza per Ludovico e Irene.
  • Le descrizioni dei luoghi sono molto curate: l’autrice è molto delicata nel rappresentare i cambiamenti di Firenze con il procedere delle stagioni. Lo stesso vale per la campagna di Greve in Chianti o per le scene di guerra sul fronte franco-belga.  Sembra davvero di vivere odori e colori di ogni luogo in cui si svolge la trama, proprio come per la Palermo dei “Leoni”.
  • In Ludovico Aldisi ci sono già alcuni lati di Vincenzo Florio. La sua determinazione nel perseguire gli obbiettivi personali può farlo passare per un arrogante sfruttatore, ma dopo che le esperienze della vita lo segnano in modo indelebile mostra tutta la sua umanità. Ad esempio, ha rispetto per tutte le donne con cui ha a che fare, dalla sua amata Irene alla povera Claudia.
  • Irene è arguta, ribelle, determinata. Non accetta il ruolo di moglie di un matrimonio combinato: in Ludovico trova un amore impossibile ma inevitabile, perché si completano l’uno con l’altro. Come Giulia dei “Leoni”, è una donna emancipata, fuori posto nelle convenzioni sociali dell’epoca.
  • Claudia Anselmi fugge solo con i sogni dalle percosse del marito: non può fare altro che subire, perché imprigionata in un ruolo. Come Giuseppina dei “Leoni”, è una donna immobile, perfettamente al suo posto nelle convenzioni sociali dell’epoca.
  • Firenze è una città in cui le classi sociali sono ben definite, perché l’aristocrazia sta sopra a tutto, proprio come nella Palermo dei “Leoni”. Nonostante siano evidenti i segni di un decadimento anche morale, la nobiltà non sembra voler cedere il passo a chi, come Ludovico, dà tutto se stesso per costruirsi un futuro a partire da umili origini.  Stefania Auci è infatti molto meticolosa nel descrivere lo sdegno dei nobili nei confronti di chi si è fatto da solo. Pur avendo una professione di rilievo, un Ludovico Aldisi non sarà mai per loro a livello di un Mario Anselmi. Quest’ultimo, indifferente ai tradimenti della moglie Claudia, va su tutte le furie solo quando scopre che lei si è fatta toccare da un figlio di pescatori come Ludovico.
  • La storia è sullo sfondo ma incombe, seduce, disillude. Ludovico scopre l’orrore al fronte, dopo aver richiesto di andarci come cronista: l’esperienza lo porta a rivedere le sue posizioni sull’entrata in guerra dell’Italia. La prospettiva sinistra della guerra si percepisce in ogni pagina del romanzo, proprio come gli eventi storici a cavallo dell’unita d’Italia dei “Leoni”.

Alla fine del gioco delle somiglianze,mi piace sottolineare la differenza più grossa che ho trovato nei due romanzi. “Florence” è soprattutto una storia d’amore: intensa, forte, impossibile. La dote di una grande scrittrice è anche quella di non far scadere sentimenti forti nel melodrammatico: l’amore fra i protagonisti è solo una delle tante passioni che si respirano nel romanzo, certamente la più importante.

PS: il brano è per Irene Laurenti.

Una vera punk, o una grunge lady, se preferite.

She smells like teen spirit.

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