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Quegli inevitabili legami familiari

Oggi il nostro angolo è dedicato ai legami. Tutti noi li stiamo riscoprendo in questi giorni, costretti all’isolamento casalingo. I contatti di lavoro, gli amici e quelli sociali li viviamo in videochiamata, e-mail oppure in chat. Quelli familiari invece dobbiamo coltivarli adesso più di sempre. Circolava un meme, nei primi giorni della grande paura: “Sono stato con mia moglie e i miei figli oggi. Sembrano brave persone”. Fa sorridere, ma è abbastanza indicativo di come le nostre vite siano frenetiche, piene di impegni più o meno importanti e di quanto in realtà sia poco il tempo che dedichiamo ai nostri congiunti più stretti.

Lo stare a casa però, oltre che una costrizione rispetto alle nostre abitudini, per alcuni può essere davvero una prigione. Sono il primo a pensare superficialmente che le famiglie siano tutte felici: c’è chi invece l’isolamento all’interno del proprio nucleo domestico lo vive peggio rispetto alla paura di un virus. Non parlo solo delle situazioni eclatanti, quelle di vessazioni o violenze domestiche: c’è chi non sta bene con il proprio partner, chi ama qualcun altro, ci sono figli che non hanno buoni rapporti con i genitori, nonni che si sentono l’ultima ruota del carro e che invece in questi giorni dovremmo pensare più di sempre, pur tenendoli a distanza.

Questa domenica dovevamo per forza parlare di famiglia, visto che la paura ormai è data per scontata.

“Lessico famigliare” è una grande saga, che narra episodi diversi della famiglia dell’autrice Natalia Ginzburg, in un periodo storico che va dagli anni precedenti a quelli successivi alla seconda guerra mondiale.  I legami e i rapporti di parentela si intrecciano in una serie di momenti dal sapore autobiografico, in cui spicca fra tutte la figura autoritaria del padre. Questa lettura mi fu imposta durante il periodo delle scuole medie, in estate, quando davvero non c’era da parte mia la testa e la voglia di superare le difficoltà iniziali. Sono sincero: forse è uno dei libri che ho fatto più fatica a portare in fondo (non saprei dire se l’ho fatto davvero), proprio per linguaggio utilizzato, che trovai estremamente complicato. Evidentemente il linguaggio è un punto focale del romanzo, visto che fa parte dello stesso titolo. Il lessico è alla base di qualsiasi rapporto familiare: se si ride, si litiga o non ci si parla, il merito o la colpa è sempre di come viene utilizzata la lingua, se ci pensiamo bene.  In questi giorni, costretto in casa, ho ripreso in mano alcuni episodi del libro e li ho trovati certamente meno difficili rispetto a trent’anni fa. Tuttavia mi sono chiesto se – come invece indica il frontespizio di questa bella edizione Einaudi del 1986 – sia effettivamente una lettura da scuola media oppure qualcosa di più adatto all’età adulta, dove di litigate e rappacificazioni in famiglia, di detti e non detti, di frecciate dietro le spalle se ne sono viste e vissute un bel po’.

Dalla Trieste di Natalia Ginzburg il salto è alla Calabria di Rino Gaetano, passando per la Roma popolare vissuta dal cantante. Il titolo di questo bellissimo album – uno dei miei preferiti fra tutti quelli dei cantautori italiani, lo ammetto – già indica un rapporto tormentato con uno dei parenti più stretti che si possano avere: “Mio fratello è figlio unico”. L’ ossimoro è in realtà un geniale gioco di parole (mica uno dei soli, in Rino Gaetano) che si esplicita nel testo dell’omonimo brano: sopra una linea melodica al pianoforte, il menestrello di Crotone elenca una serie di episodi scollegati (quasi in stile Ginzburg) per fare capire quanto suo fratello sia diverso da lui. Alla fine però ripete all’infinito quel “Ti amo Mario”, che sottolinea quanto amore ci sia fra loro, nonostante le diversità. L’album continua poi dipingendo una famiglia allargata in un contesto di paese: gli amori, le viole che sfioriscono mentre fiorisce la bellezza della ragazza amata, il compleanno della zia Rosina. Bambini, donzelle, musica, balli: tutto quello che non abbiamo adesso, costretti in casa.

E Berta, che filava con Mario e filava con Gino, con chi se la sarebbe intesa in questo momento? Forse Rino Gaetano lo avrebbe scritto, o forse no: in fondo l’importante è che il bambino di Berta venga alla luce, fra nove mesi che è Natale.

Bello pensare alla vita che nasce, oggi che si sente solo parlare di vita che muore.

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