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Lasciami andare, madre – Helga Schneider

Ho affrontato la lettura di Lasciami andare, madre di Helga Schneider, libro di poco più di 100 pagine, come se fosse stato un tomo di 1000. Non ci crederete, ma ci ho messo una settimana.
Ogni parola, frase, pagina hanno pesato quanto un macigno sul mio cuore, perché mi sono ritrovata a provare sia il dolore della figlia sia quello della madre.

Com’è facile immaginare dal titolo, Lasciami andare, madre, si tratta di un’esortazione da parte della stessa autrice, Helga, alla madre che rivede dopo quasi trent’anni di separazione, anche se in realtà sono stati molti di più, praticamente una vita intera.
Helga ha infatti perso la madre a 4 anni, quando decise di arruolarsi nelle SS al servizio di Himmler, nel 1941, per obbedire fedelmente agli ordini di Hitler e contribuire alla soluzione finale.

“Sappi che fui io stessa a farmi avanti per essere assegnata a uno di quei campi e vuoi sapere perché? Perché ci credevo. Credevo nella missione della Germania: liberare l’Europa da quella…da quella razza ripugnante”.

Credo non ci sia niente di più doloroso di queste parole gridate con convinzione da una madre che, seppur anziana e decrepita, è stata l’orrore di molte persone.
Helga non solo ha vissuto il dolore dell’abbandono, ma a distanza di anni è stata messa nelle condizioni di rivivere un vuoto forse ancora più grande, una voragine di violenza e disumanità.

Il legame tra madre e figli è qualcosa di indescrivibile, non si spezza di fronte a niente e nessuno. I figli sono sempre (o quasi) pronti a perdonare il genitore e a giustificarlo pur di vivere anche solo un momento di amore, una complicità, un gesto di affetto.
Un filo mai spezzato (nonostante tutto) che ha spinto Helga a rivedere, dopo tantissimi anni, la madre alla fine dei suoi giorni, per sentirsi raccontare una storia che probabilmente non voleva sentire, per non ricevere l’ennesima conferma già presente nel suo cuore.

La conferma del disamore.

Le ore trascorse insieme, in una casa di riposo di Vienna, saranno probabilmente le ultime concesse ad una donna che ha prestato fede a un regime del terrore piuttosto che a quello dell’amore famigliare, e contribuiranno a rendere Helga ancor più consapevole del proprio dolore. Un dolore che, con questo scritto, Lasciami andare, madre, vuole rendere nota al mondo un’ulteriore testimonianza dell’orrore della Shoa, da parte, però, di chi quell’orrore ha contribuito a provocarlo.

Ogni parola, dicevo, ha pesato tantissimo su di me che, in fondo, speravo in un ricongiungimento fatto di pentimento e perdono.

Chissà se Helga è poi tornata dalla madre, un’altra volta…

“Che triste coppia siamo, madre. Quale assurdità ci lega, Ci seppelliamo a vicenda”

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