Kukum, che significa “bisnonna” in innu, racconta le origini della famiglia dello scrittore, Michel Jean, che, attraverso la memoria storica (la sua bisnonna, Almanda, è morta a 96 anni!), ha ricostruito non soltanto la storia della propria famiglia ma di un intero popolo, quello degli innu, gli indigeni del Canada (marcos y marcos).
E’ commuovente il modo in cui Almanda si avvicina agli innu e ne prende parte, sposando tutto il loro modo di essere e vivere. E’ coinvolgente scoprire come vivevano le varie tribù che si spostavano da una zona all’altra, in estate e in inverno, per cacciare e realizzare le pelli che gli avrebbero permesso di vivere senza curarsi troppo del futuro.
In Kukum c’è quindi la storia, quella delle popolazioni autoctone che vivevano dentro i confini dell’attuale Canada prima della colonizzazione europea e i loro odierni discendenti; c’è l’amore per la natura, per gli animali e tutti gli essere viventi facenti parte di un ecosistema in cui è necessario restare uniti.
In Kukum c’è anche la paura, la malinconia di vedere spazzare via tutto da un giorno all’altro per una nuova civiltà, “sbiancando” le tradizioni presenti senza curarsi della loro storia e del loro vissuto.
In Kukum ci sono uomini e donne che hanno amato profondamente la loro terra, rispettandola nel bello e cattivo tempo, tra venti gelidi e fiume in tempesta, tra boschi fertili e animali da ringraziare ogni giorno per la vita.