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Aspettavo da tempo il romanzo giusto da associare a Eric Clapton per il nostro angolo dei vinili, il bluesman per eccellenza, il bianco dal sangue più nero di tutti. E non solo per la chitarra che suona magicamente da qualche decennio a questa parte: la storia di Mr Slowhand è fatta anche di malinconie, desideri e dolori laceranti.

Lo aspettavo perchè non si può lasciar fuori Clapton da un luogo intimo come questo. Finora però nulla mi aveva convinto in pieno. L’anello di collegamento, inaspettato, è arrivato con “il Colibrì” di Sandro Veronesi, un romanzo uscito proprio in questo periodo e per il quale si grida già al capolavoro.

Con il mio concittadino Veronesi, pratese come me, sfondo una porta aperta. Ho letto praticamente tutto, dall’opera giovanile “Live” (un piccolo gioiello, ricordo ancora la dedica originale sul frontespizio a un amico comune), a “Terre Rare”, “XY”, passando da “Caos Calmo”, il romanzo che più di altri lo ha esposto alle luci della ribalta grazie al Premio Strega. Qui, come ne “Il Colibri”, è fortissimo il senso della perdita che il protagonista vive nei suoi affetti più profondi.

La mancanza improvvisa di persone care non è figurata, ma totalizzante nella sua cruda realtà.

Ogni evento del romanzo è una conseguenza (o un preludio) alla morte, un dolore di cui a volte è difficile anche solo parlare se arriva troppo vicino a noi.

Chissà cosa deve aver provato Eric Clapton alla scomprsa prematura del piccolo Conor, figlio suo e di Lory Del Santo, che a soli 4 anni vide una finestra aperta e volò verso il paradiso. Eppure qualche tempo dopo trovò il coraggio di parlarne, attraverso la propria arte. Ne nacque un brano unico, “Tears in Heaven”, che poprio nell’ album “MTV Unplugged” suona nella sua versione più struggente.

Se il dolore è il primo anello di congiunzione fra due autori così diversi, il secondo sta quasi nel suo principio opposto in senso freudiano. Eros e Thanatos, Amore e Morte.

Ne “Il Colibrì” l’amore impossibile di Marco e Luisa ha un’importanza primaria per la struttura narrativa, tanto da dare a buone parti del romanzo una forma epistolare. Amore sussurrato e nascosto è anche quello di Eric Clapton verso Pattie Boyd, che conobbe quando era la moglie dell’amico George Harrison. A lei George aveva dedicato “Something”, la canzone d’amore più bella di sempre secondo Frank Sinatra. Eric non volle essere da meno, lasciando ai posteri le atmosfere di “Wonderful Tonight”, ispirata anch’essa da questa donna importantissima per la storia del rock.

Mi piace pensare alle loro lettere d’amore, scritte di nascosto da un George ignaro fino a un certo punto, simili a quelle di Marco e Luisa ne “Il Colibrì”: piene di desiderio, senso dell’impossibile e malinconia per il passare del tempo.

Due dei pilastri su cui poggia l’ultimo romanzo di Veronesi sono quindi le stesse pulsioni che hanno animato Eric Clapton, portandolo a creare due brani unici. L’autore pratese nelle sue pagine tratteggia un protagonista che non è un artista, ma un uomo come noi, che nelle sue (non) reazioni a certi eventi della vita ci costringe a guardarci allo specchio e vedere riflessi rapporti umani complessi e pensieri profondi.

Dopo il divorzio da George, Eric e Pattie si sposarono. E poi dopo qualche anno divorziarono.
Marco e Luisa? La risposta, se volete, se c’è, è tutta nelle pagine di Sandro Veronesi.

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