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La Giornata Mondiale della Poesia: parole e canzoni

La poesia e i testi delle canzoni sono talismani per tempi incerti, per citare un giovane cantautore come Vasco Brondi, o parole in cui si cercano risposte a interrogativi troppi grandi per un uomo.

Ecco perché come elaborazione del lutto di una perdita devastante e improvvisa ci hanno confortato nei mesi scorsi le elegie di Rilke, con il poeta che ricorda che noi umani vediamo troppo stretti i confini fra “i due regni” e solo la poesia, arte sublime, riesce a metterli in comunicazione. Siamo nati per morire, certo: è proprio questa consapevolezza che deve portare l’uomo a vivere bene “cadendo”, cercando segni di amore divino nelle persone e nella natura.
La pittura di Cezanne e la poesia di Proust sono ispirazioni continue per Rilke, che si collega a poeti che abbiamo studiato a scuola come Eliot, Pound, Montale.

La desolazione con cui tutti questi autori descrivono la società delle macchine della prima metà del ‘900 ci porta a un cantautore come Guccini, che molti anni dopo nel suo album “Radici” narra al contrario di cose semplici, cercando nella casa natale in montagna le risposte al senso stesso del vivere. Sta qui tutta la potenza senza tempo di un testo poetico o di una canzone: basta accendere la tv in questi giorni e osservare con orrore cosa avviene a due passi da casa nostra. “Smisurata Preghiera” di De Andrè arriva come un pugno nello stomaco, con la narrazione della differenza fra i potenti impuniti e chi invece la storia scritta da altri la deve accettare ma non la subisce, viaggiando “in direzione ostinata e contraria”. Parole e musica che smuovono lacrime alle pietre. Come la preghiera finale di Faber a Nostro Signore, un’esortazione a ricordarsi di queste anime perdute che è anche la nostra, per tutti profughi di tutte le guerre.

La speranza è che nelle scuole dei nostri figli un domani siano sempre più studiati gli amori sognati di Dalla, le emozioni di Mogol – Battisti, le cose semplici di Guccini, l’elogio dei reietti di De Andrè. Per fortuna sappiamo che questo già avviene e che tutti questi artisti, come altri a venire, avranno il loro posto nelle patrie lettere accanto a Dante e Manzoni. Giusto così.

Alta sui naufragi
Dai belvedere delle torri
China e distante sugli elementi del disastro
Dalle cose che accadono al di sopra delle parole
Celebrative del nulla
Lungo un facile vento
Di sazietà di impunità

Sullo scandalo metallico
Di armi in uso e in disuso
A guidare la colonna
Di dolore e di fumo
Che lascia le infinite battaglie al calar della sera
La maggioranza sta la maggioranza sta

Recitando un rosario
Di ambizioni meschine
Di millenarie paure
Di inesauribili astuzie
Coltivando tranquilla
L’orribile varietà
Delle proprie superbie
La maggioranza sta

Come una malattia
Come una sfortuna
Come un’anestesia
Come un’abitudine

Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
Col suo marchio speciale di speciale disperazione
E tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
Per consegnare alla morte una goccia di splendore
Di umanità di verità

Per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
E seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
Con improbabili nomi di cantanti di tango
In un vasto programma di eternità

Ricorda Signore questi servi disobbedienti
Alle leggi del branco
Non dimenticare il loro volto
Che dopo tanto sbandare
È appena giusto che la fortuna li aiuti

Come una svista
Come un’anomalia
Come una distrazione
Come un dovere

(Fabrizio De Andrè – “Smisurata Preghiera”, 1996)

NB: Il testo di Smisurata Preghiera è in buona parte un collage di versi del poeta colombiano Álvaro Mutis (1923 – 2013).

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