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L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre

“Il mio cuore sanguina, stringendosi in una certezza: lui se ne andrà, lo sento, e io chiuderò nel pugno il mio unico sogno d’amore”.

Queste le parole disperate di Nausicaa, versi struggenti che vengono pronunciati similmente dalle altre donne incontrate da Ulisse, nel corso del suo viaggio di ritorno dalla guerra di Troia, verso Itaca, e che raccontano le avventure di un uomo che “è molto al di sopra delle aspettative” (come dice Circe).

Da amante della mitologia e da lettrice assidua di libri che raccontano la storia degli dei e degli eroi (sto seguendo dei bellissimi percorsi di lettura con Lucia), ho molto apprezzato questa proposta di Marilù Oliva, L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre (Solferino) che ha riscritto il testo originale del poema omerico, dando voce alle figure femminili che hanno reso “speciale” il ritorno a casa di Ulisse.

Si tratta di donne molto diverse da quelle presentate per esempio nell’Iliade. Qui Calipso, Nausicaa, Circe, Euriclea, Penelope e le stesse Sirene esprimono sentimenti attuali e nei quali è facile rispecchiarsi. La voce di Atena, dea che accompagna la sorte del navigante, fa da collante e, nonostante la sua natura, non fa perdere umanità all’intero racconto.

Credo che l’Odissea sia il poema omerico più affascinante e proprio per questo ho apprezzato rileggerlo ancora una volta, raccontato in prima persona dalle donne che hanno teso una mano a Odisseo…che forse, senza loro, oggi sarebbe ancora in viaggio:-)
Mi è piaciuto leggere questo commento nel retro di copertina, e dopo aver terminato la lettura ho avuto la sensazione che fosse davvero così.

Ogni donna, con le sue paure, l’amore e la dedizione, ha accolto e poi lasciato andare un uomo diverso da tutti gli altri finora incontrati, il più astuto di tutti, l’unico che sia riuscito a cambiare le sorti di una guerra interminabile e che dopo tanti anni riesce comunque a tornare tra le braccia della sua Penelope.

“Tutte le notti, la stessa cantilena. Il re di Itaca invoca la sua terra, il figlio, la madre e il padre. Ma, sopra ogni cosa, mormora un nome, spezzandomi l’orgoglio nel cuore: Penelope. La chiama dopo avermi stretta nel talamo, appena la veglia scivola via. Questa donna mortale è la sua ossessione, assieme a ciò che le sta attorno. Perché lo seguo qui ogni mattina e ogni mattina mi piego al giogo dell’umiliazione?”

Questa è Calipso. Sentimenti che conosciamo bene, no?

E Nausicaa?

“Mai ho desiderato costruire qualcosa con un uomo. Ho disdegnato troppi Feaci, mi accusano di essere una principessa schizzinosa. E poi è giunto quest’eroe bello come un dio, maturo, saggio, intelligente come nessuno e mi ha espugnato il cuore. Fin dal primo momento mi sono arresa, nonostante lo abbia visto nudo come un diseredato, imbrattato di salsedine e affaticato dai travagli. Sapevo che era uno di quegli uomini che incontri una volta sola nella vita. E ora sono io, quella che si sente sballottata dai venti delle sue parole”.

Tra Atena che non capisce gli uomini e le Sirene che non riescono ad attrarre Ulisse, Penelope resta fedele a se stessa e all’uomo che ha atteso per tanti anni, riconoscendolo persino nelle sue vesti da mendicante.

“Lui piange e mi stringe. Io piango con lui e lo contemplo come il naufrago che, dopo tanto patire, finalmente tocca terra e nemmeno ha voglia di voltarsi a guardare l’acqua minacciosa in cui, fino a qualche minuto prima, rischiava di annegare.

Non riesco a staccare le braccia dal collo del marito tanto invocato. Così consumiamo le ore, gioendo l’uno dell’altro e forse la notte, complice, si allunga un po’.

Ma la donna che preferisco e che, se ricordate, ho conosciuto meglio con il romanzo della Miller, è lei:

Circe

Uomini.
Animali.
Maiali.
C’è poi così tanta differenza?
[…]
Che noia, questi uomini!

Davanti a Ulisse però anche lei cede:

“Apro le porte lucenti: quello che mi trovo davanti, per una volta, è molto al di sopra delle aspettative.
Percepisco subito che si tratta di un uomo diverso dagli altri. C’è qualcosa di consumato, in lui, e nello stesso tempo di intatto. Qualcosa di tellurico che possiedono soltanto gli dèi o i titani o i centenari. Ma lui non è né un dio né un vecchio.È così avveduto, il molteplice Odisseo, che ha capito che le donne come me non conoscono mezze misure: o sono nemiche o sono alleate”.

Ma anche lei, nonostante i poteri della sua magia, non lo trattiene e lo lascia andare:

“Mentre do le spalle alla prora turchina che disegna un solco nel mare mutevole, penso che un uomo così, anche se forse è meglio perderlo che trovarlo, peccato: non lo incontrerò mai più”.

E così, queste donne che amano troppo, lasciano andare via Ulisse verso il suo destino, non senza lasciare strascichi, figli e ricordi.

Un’ottima proposta, quindi, che consiglio agli amanti della mitologia e a chi vuole scoprire l’Odissea da un punto di vista tutto al femminile.

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