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Briciole per una favola golosa

Vi presento un libro che custodisco in libreria da qualche anno e che amo sfogliare e rileggere ogni tanto: Briciole di Lorenzo Naia, illustrato da Roberta Rossetti (Verba Volant Edizioni).

Si tratta di un libro illustrato goloso e coinvolgente, ambientato tra le strade di Parigi e con al centro una bellissima favola, calda e avvolgente, adatta a tutte le età.

I protagonisti di Briciole sono il pasticciere Bibì, le briciole scartate da dolci appetitosi che nessuno ha voluto mangiare, la critica gastronomica Marie Riderot. Personaggi differenti accomunati da una tristezza di fondo, chi per un motivo chi per un altro.

Bibì è infelice perché nessuno entra nella sua pasticceria in rue de Bièvre: in tantissimi passavano davanti alla vetrina, ma nemmeno uno si accorgeva della sua presenza.

Era come lo zucchero a velo sopra una madeleine: inconsistente.

Le briciole di Tarte Tatin, Viennoise au Chocolat, Madeleine, Clafoutis e Croquembouche, Savarin, Meringue, Crepe Suzette, Éclair, Croissant e Macaron si ritrovano sotto l’Arc de Triomphe, avvilite per essere state scartate:

Abbiamo tutti un buon sapore, basta solo trovare qualcuno che ci voglia assaggiare.

Marie Riderot è afflitta da un’acuta miopia che la rende solitaria e poco propensa ad approcciarsi al mondo, se non tramite i sapori, specie quelli dolci.

Come evolverà la storia di questi personaggi? Quale sarà la ricetta per la loro felicità?

Gli incontri non sono mai casuali, nella vita come nelle storie, per cui è facile immaginare un finale dolce e lieto. Qui vi dico solo che ognuno di loro troverà la propria strada, portandoli dentro la pasticceria di Bibì.

Il libro è inoltre arricchito da approfondimenti e dalla ricette di tipici dolci francesi, tra cui la Madeleine, chiamato anche IL PASTICCINO DEGLI SCRITTORI che IlLatoBdellaCucina ha infornato per la nostra rubrica mensile: #CosaTiLeggoPerCena

Qui trovate la ricetta.

Sapete perché si chiama Pasticcino degli scrittori?
Si tratta di semplici dolcetti a forma di conchiglia che divennero famosi perché citati in un romanzo famoso di Marcel Proust, che ne andava matto perché gli ricordavano la sua infanzia e momenti spensierati.

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