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Due nuovi “investigatori per caso” nella mia libreria e… a Venezia

Il caso ha voluto che recentemente leggessi due libri molto diversi l’uno dall’altro ma con in comune la passione per l’investigazione e soprattutto VENEZIA, oltre al fatto di avere due protagonisti che fanno tutt’altro nella vita ma che si trovano invischiati in indagini misteriose e a volte anche rischiose.

Come non ricordare, per questo genere chiamato cozy crime, le mitiche Alessia Gazzola, Chiara Moscardelli, Barbara Perna, Margherita Oggero…

Sono quindi felice di aver accolto nella mia libreria Fortunata Tiozzo Pizzegamorti e Alessandro Nicoli, nati dalla penna di Stefania Crepaldi e Alberto Toso Fei.

La prima è la protagonista di “Morire ti fa bella” (Salani), tanatoesteta (trucca morti) con la passione per la pasticceria che Fortunata è costretta a mettere in un cassetto per non ferire il padre che l’ha indirizzata, sin dalla nascita, all’attività di famiglia: le pompe funebri.

Al di là dell’indagine investigativa nella quale Fortunata si trova coinvolta (quando ci sono certi morti di mezzo è inevitabile!), mi ha molto colpito il modo in cui l’autrice, Stefania Crepaldi, ha messo in luce attraverso la sua protagonista l’immagine della morte.

“La morte lascia segni difficili da cancellare. Se è violenta, sgrana gli occhi e spalanca la bocca, Se è improvvisa, lascia delle rughe attorno allo sguardo. Se è lieta, lascia un sorriso lieve, una curvatura verso l’alto che sembra un ossimoro: lasciare la vita sorridendo?”

Con Fortunata la morte assume una veste quasi affascinante, da indossare senza paura.

Con grande ironia e profondo rispetto, la protagonista malinconica e desiderosa di abbandonare il clima di dolore nel quale si sente costantemente avvolta, maneggia i corpi che vanno ricomposti e curati per l’ultimo saluto da parte di amici e parenti. Non si risparmia di fronte al cadavere del giovane presunto suicida per il quale viene coinvolta in un’indagine che la porta nel cuore di Venezia.

E Venezia mi porta dritta verso un altro “investigatore per caso“, giornalista in pensione con la propensione a mettere il naso anche dove non deve, ma soprattutto amante della città più bella e particolare al mondo, dove è ambiantata la storia e da dove proviene lo stesso scrittore.
Mi riferisco ad Alberto Toso Fei, autore di “Il piede destro di Byron” (Marsilio), scrittore, saggista, giornalista veneziano che in tutti i suoi scritti, anche in questo giallo, mette al centro Venezia.

Si tratta di un giallo molto intrigante con protagonista Alessandro Nicoli (con l’accento sulla o, mi raccomando!), ex giornalista che trova comunque il modo di restare “attivo”, non senza pericoli.
Il mistero in cui si trova coinvolto, tra sogno e realtà, si snoda tra i canali di Venezia e le isolette e paludi intorno, tra cui San Giacomo in Paludo.

Venezia è protagonista indiscussa di questo romanzo perché descritta mirabilmente, con molti cenni storici e descrizioni affascinanti di scorci e particolari, locali e negozi.
Leggendolo viene infatto una gran voglia di andarci e scoprire tutti i luoghi descritti dallo scrittore.
Cosa c’entra Byron?
Il poeta è stato un grande interprete della decadenza di Venezia in cui ha vissuto per anni e, in questa storia misteriosa, aleggiano spesso le sue parole tra indizi, libri e segni.
In sottofondo c’è anche la vita privata di Nicoli, tra amicizie e un nuovo amore, senza dimenticare quello passato.

E insomma, credo che entrambi questi gialli, dove spicca Venezia, abbiano tutti gli ingredienti giusti per una lettura piacevole e leggera in vacanza, magari proprio a Venezia!

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