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Cent’anni di solitudine, tra farfalle gialle, formiche rosse e coda di maiale

Tanta roba!
Appena finito di leggere, ho pensato proprio così!
E da dove inizio adesso?
Cent’anni sono davvero tanti per condensare il mare di storie e personaggi presenti in questo capolavoro di Gabriel García Márquez, meditato dall’autore per almeno 15 anni e pubblicato nel 1967.
E’ grazie a questo libro che Márquez, nel 1982, ha ottenuto il premio Nobel per la Letteratura, ricevendo consensi da autorevoli scrittori come l’argentino Jorge Borges che lo sancì come “Libro originale, al di sopra di ogni stile e privo di antenati“.

In effetti, devo dire la verità: non mi era mai capitato di leggere un libro così…un libro così intriso di simbologia alchemica e realismo magico. Inoltre, come solitamente faccio, prima di intraprendere questa lettura non ho letto nessun commento o recensione, non mi sono documentata. Sapevo solo che è stato primo in classifica tra i libri più letti in seguito al sondaggio lanciato la La Repubblica durante la quarantena.

La curiosità è stata quindi fortissima e ho lanciato l’ennesimo gruppo di lettura online su IG, formando un bel gruppetto con il quale ci siamo avventurate a #leggereMarquez

La prima cosa che abbiamo fatto è stata condividere l‘albero genealogico della famiglia Buendía (utile a mano a mano che si va avanti) per poi tuffarci in un mare di storia e storie che, erroneamente, ho cercato inizialmente di contestualizzare storicamente.

Oggi Macondo mi manca un po”, quel villaggio fondato dal capostipite della famiglia di cui si parla nel corso di cent’anni; conosco le sue strade e i suoi abitanti; ho imparato a conoscere la sua solitudine.

Mi sono infatti chiesta spesso, andando avanti con la storia di questa famiglia “stramba”, perché l’autore abbia voluto affibbiarle la maledizione di questa solitudine che, nonostante le mille situazioni e persino guerre, riempie le vite dei Buendía.

Ogni elemento della famiglia sembra essere destinato a una fine “in solitaria”, persino il capostipite (non lo avrei mai detto) finisce i suoi ultimi anni di vita sotto un albero di castagno. Gli uomini sembrano destinati a essere interdetti all’amore; le donne hanno il potere di far morire d’amore.

Una storia dove tutto può succedere, in una casa invasa da formiche rosse e scorpioni che si tenta di combattere ma che, all’occasione, sono lì per portare un messaggio.

E insomma, Cent’anni di solitudine va letto almeno una volta nella vita, per scoprire che se ci si sposa tra cugini, possono nascere figli con la coda di maiale e che le stirpi condannate a cent’anni di solitudine non hanno seconde opportunità sulla terra.

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