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Pinocchio, un burattino senza fili

Oggi il nostro angolo dei vinili collega un classico della letteratura d’infanzia (e non solo) come “Le avventure Pinocchio” di Carlo Collodi con il suo alter ego in musica, ovvero “Burattino senza fili” di Edoardo Bennato, album più venduto in Italia nel 1977.

Del burattino più famoso del mondo tutto si è detto e scritto: il primo ricordo che ne hanno noi nati nella seconda metà degli anni ’70 è un bellissimo film per la TV con Nino Manfredi nel ruolo di Geppetto e Gina Lollobrigida in quello della Fata Turchina. Il motivetto, irresistibile, è diventato un coro da stadio. Poi sono arrivati gli adattamenti di Roberto Benigni e Matteo Garrone, per non dire del cartone di Disney, a dire la verità molto precedente a tutti gli altri. Ma “Pinocchio” non è nell’immaginario dei nostri tempi solo grazie al cinema. La storia di Collodi ce la siamo sentita raccontare da genitori e nonni, ne abbiamo amato o odiato i personaggi, ne abbiamo assorbito ogni espressione (dal “naso lungo” al “Paese dei Balocchi”) pronti ad usarla alla prima occasione.

Ad una lettura più approfondita, “Pinocchio” è una grande allegoria di altri tempi, di un’Italia appena unita, se vogliamo più cinica, o forse solo “pre-metodo Montessori”.

L’educazione del bambino non avviene per gradi, con quella dolcezza a volte ferma a volte condiscendente con la quale siamo abituati a trattare i nostri figli. Il piccolo Pinocchio deve capire subito come funziona là fuori, se vuol restare umano: serve il rispetto delle regole altrimenti si finisce in riformatorio, i lutti fanno parte della vita fin dalla nascita, la famiglia ideale non esiste e il mondo è un luogo pieno di furbi come il Gatto e la Volpe pronti ad approfittarsi delle persone per pochi spiccioli.  Le apparenze ingannano, a volte in positivo: basti pensare al temibile Mangiafuoco, tanto burbero quanto alla fine indulgente, oppure al Grillo Parlante,  antipatico ma coscienzioso.

Tutti questi aspetti di “Pinocchio” li abbiamo visti chiaramente da adulti, proprio perché sono lì davanti a noi. Basti pensare che Collodi non lo fece uscire come storia per l’infanzia, ma come un romanzo a puntate per adulti. A quei tempi non esisteva una vera e propria letteratura per i più piccoli e forse il pubblico dei bambini non era neppure quello a cui voleva parlare Collodi.  In “Pinocchio” ci sono crudeltà, realismo, colpi di scena per descrivere una fase della vita che è tutto meno che felice, essendo di preparazione ai grandi eventi della vita.

“Burattino senza fili” di Bennato non pare nascere da intenti socio-pedagocici. E’ semplicemente un bellissimo concept album in cui le otto tracce parlano della storia e dei personaggi di “Pinocchio” in chiave folk, blues e rock n’roll. Ci sono i riferimenti musicali più cari a Bennato e alla scuola napoletana degli anni ‘70, ma anche tanti archi e arrangiamenti che suggellano l’idea di opera. I testi passano dal pop ricercato de “Il Gatto e la Volpe” (successo senza tempo), fino alle rime quasi rappeggianti di “Dotti, medici e sapienti”. L’omaggio di Bennato alla storia del burattino più famoso del mondo è in ogni traccia, la maggior parte delle quali portano i nomi di personaggi come Mangiafuoco, la Fata o il Grillo Parlante.

Raramente si sono visti riferimenti così chiari eppure originali a un testo letterario, nonostante tutte le domeniche proviamo a trovarne. Per arrivare al grande pubblico, Bennato ha scelto un’opera come “Pinocchio” che chiunque di noi conosce, indipendentemente dal fatto di amarla o meno. Parlarne e metterla in musica è un modo se vogliamo per riportarla alla luce, oggi che i nostri bambini hanno a disposizione una vasta offerta letteraria.

Una storia di una marionetta umana che parla di un’ altra Italia, ma che non è giusto mai lasciare in un cassetto, perché fa parte della nostra cultura e della vita.

Note

Leggi il post sul parco di Pinocchio di Collodi (PT) su KVF – KeVitaFarelamamma

Leggi il post sull’albo “Il Mio Pinocchio” (di Giusi Quarenghi e Nicoletta Costa – Edizioni Giunti Kids) su KeVitaFarelamamma

Leggi l’articolo sulla puntata di “33 Giri Italian Masters” che Sky Arte ha dedicato a “Burattino senza fili” di Edoardo Bennato

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