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Mentre morivo, voci dall’America fra Faulkner e Cash

Oggi nel nostro angolo dei vinili si parla di America: abbiamo deciso di unire due personaggi che hanno dato molto alla musica e alla letteratura a stelle e strisce del Novecento. Da una parte William Faulkner e il suo capolavoro “Mentre Morivo” (1930), dall’altra Johnny Cash, con la serie di album “American Recordings”.

La scorsa estate, favoriti dal paesaggio siciliano, ci siamo divertiti a legare Johnny Cash ad Andrea Camilleri, parlando di temi come la vecchiaia, il dolore fisico, il diverso approccio alla religione. Di certo da tutto questo abbiamo fatto restare fuori i luoghi di provenienza, più che mai diversi. Se dell’America contadina e rurale si deve parlare, allora il primo confronto che viene in mente pensando a Cash non può essere che con autori come Faulkner, Hemingway o Steinbeck. Il mondo che evoca la sua musica e la voce profonda e dolorante riporta subito alle atmosfere della Grande Depressione degli anni ‘30, alle strade assolate e polverose, ai contadini che dopo dura una giornata di lavoro si abbeverano e si lavano nei pozzi davanti nel cortile di casa. E poi cavalli, tanti cavalli.

Eppure l’americano Faulkner, benché considerato da molti critici come il rivale di Hemingway, in Mentre morivo, mostra nel suo stile una vicinanza con alcuni riferimenti letterari europei di inizio Novecento che spesso abbiamo citato in queste pagine: James Joyce, Virginia Woolf e Marcel Proust, tutti autentici sperimentatori del linguaggio.

“Mentre morivo” è un concerto di flussi di coscienza, per dirla sempre in musica.

Di cosa parla Mentre morivo?

Sul cadavere della moglie/madre si avvicendano, in capitoli corti e serrati, i monologhi interiori del marito e di tutti i figli di questa povera famiglia di contadini del Mississippi. Ognuno compie il proprio dovere nell’accompagnare l’ultimo viaggio di Addie: il marito Arne, uomo piuttosto mediocre, vuole mantenere la promessa fatta alla donna in vita, ovvero quella di seppellirla nel paese natio a non molta distanza dal villaggio in cui vivono con i cinque figli.

Il viaggio si rivela impervio, fra fiumi difficili da guadare e strade complicate da percorrere con improbabili muli, un carro malconcio e una cassa da morto fatta in casa. Solo negli ultimi capitoli la presenza di alcune automobili ci ricorda che siamo comunque negli anni ’30 del Ventesimo secolo.

La famiglia Bundren sembra provenire direttamente da cento anni prima, povera e per niente incline al progresso: dei tanti figli, quello a cui sono dedicati più monologhi è Darl, che alla fine verrà internato in un manicomio per aver compiuto un gesto di ribellione che è forse un estremo tentativo di uscire da un immobilismo perenne.

Come dice giustamente la prefazione di Mentre morivo, edito da Adelphi, il lettore deve mettersi in gioco per apprezzare il valore di questa vicenda tanto semplice quanto impegnativa. Un ultimo viaggio che ha per forza qualcosa di epico, come tutte le opere in cui la coscienza dei personaggi sovrasta la trama. Non mancano i riferimenti biblici (il pesce, il cavallo, il diluvio, la discesa agli inferi, il rogo purificatore, il capro espiatorio) e dunque le rivelazioni. E’un racconto che sembra declinato al maschile, ma in cui i personaggi chiave sono le uniche due donne e i loro segreti, ovvero la defunta Addie e la figlia Dewery Dell.

Pensiamo sia un buon consiglio accompagnare questa lettura veloce e complessa con brani come “Delia’s Gone”, “Rendemption”, “Bury me or not” di Johnny Cash, proprio perché sembrano essere costruiti sulle vicende stesse di “Mentre Morivo”. Tuttavia il senso di profonda solitudine che pervade questo nutrito gruppo di persone, fra quelle vive e quelle morte, Cash lo canta perfettamente in “Solitary Man”: I’ve had it to here, being where love’s a small word – Don’t know that I will but until I can find me – The girl who’ll stay and won’t play games behind me – I’ll be what I am – A Solitary Man.

Come quelle di Faulkner, note e parole dal profondo di un’ America vera, profonda e troppo spesso dimenticata.

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