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Uomini che odiano le Polly

“Polly wants a cracker”.

In occasione della “Giornata internazionale della violenza contro le donne” ecco la prima canzone a girare, non a caso, sul piatto del nostro giradischi. Non solo perché si è parlato molto del venticinquesimo anniversario di “MTV Unplugged” dei Nirvana e di come il cardigan demodè indossato da Kurt Cobain durante l’evento sia stato venduto all’asta per una cifra spropositata, ma oggi soprattutto per “Polly”, uno dei brani di punta della tracklist e del precedente album “Nevermind”.

Il movimento del grunge ci ha lasciato l’amore per le camicie tartan, l’abbigliamento volutamente un po’ trasandato e diversi brani stupendi, per sound e significato.

Kurt Cobain è stato uno degli esponenti di spicco di questo fermento culturale proveniente da Seattle: nella sua musica si può trovare il rifiuto per una società malata e sempre più schiava del denaro, le sofferenze intime per una vita difficile fin da bambino e la riflessione su alcuni temi scomodi. Lo stupro è uno di questi.

L’argomento è talmente abominevole e impegnato per cui è difficile si possa ritrovare nella musica che più ci piace e che trattiamo in questo angolo: gli argomenti più alti possono riguardare temi sociali e visioni del mondo, molto spesso i turbamenti di chi compone.

In “Polly” Kurt Cobain ci costringe invece a metterci nei panni dello stupratore, ad ascoltare in prima persona il racconto del suo disordine mentale e di quello che prova a possedere la sua vittima, in un’alternanza continua fra senso di mancanza e sollievo.

Una vittima che il carnefice tratta come un animale di cui disporre nel peggiore dei modi: lo si capisce già dalla prima strofa, quando allude al cibo per pappagalli  (il “cracker” appunto) , visto che Polly è proprio il nomignolo che negli Stati Uniti viene affibbiato a questo volatile. Nel brano non ci è concesso conoscere il punto di vista della ragazza, ma lo stupratore sente sempre di più che lei vuole fuggire: non può lasciarla perché ha un bisogno vitale di provare ciò che solo la sua vittima è in grado di dargli.

Quando ormai sembra non ci sia scampo, verso la fine del brano la salvezza si concretizza in un momento, una frase, una strofa: dopo un apparente momento di noia,  lei lo sorprende distratto (“She caught me off guard”) e vola via verso la libertà.

Scappa via come Harriet Vanger, un’altra Polly che nel romanzo best seller “Uomini che odiano le donne” di Stieg Larsson si rifugia dall’altra parte del mondo per sfuggire alle angherie di casa sua.

Almeno i Nirvana fanno riferimento ad un incontro orribile e sfortunato, il classico maniaco che possiamo ritrovare in tanti classici cinematografici, a partire da “M – il mostro di Dusseldorf” di Fritz Lang fino a “Pulp Fiction” di Tarantino.

Stieg Larsson colpisce più a fondo, dritto nello stomaco, mostrando come l’orrore possa nascondersi all’interno della cerchia famigliare, il luogo dove chiunque di noi dovrebbe sentirsi più protetto.

Il resto del romanzo unisce azione, tecnologia e anche amore: tuttavia il senso di possesso che alcuni uomini potenti provano verso il sesso femminile è un elemento che sottende l’intero svolgimento della trama.

E’ ormai diventato un cult l’episodio in cui Lisbeth, l’anti-eroina protagonista del libro, marchia a fuoco l’avvocato che avrebbe dovuto essere il suo protettore: lo filma durante il tentativo di violenza nei suoi confronti e, una volta immobilizzato, tatua per sempre sulla sua pelle la scritta “stupratore”.

Sia nella canzone dei Nirvana che nel romanzo di Larsson lo stupro viene sempre compiuto su persone apparentemente più deboli, per appagare una brama di potenza e dunque di insicurezza che è nella testa di certi uomini malati.

Uomini che per età o legame di parentela avrebbero dovuto essere persone care per queste ragazze, non portatori dei peggiori istinti della razza umana.  A chi come me invece non pensa che le donne siano diverse rispetto agli uomini per diritti, pregi e anche difetti , questi racconti non possono che lasciare una profonda sensazione di nausea.

Ecco perché, dopo esserci promessi di non dimenticare mai tutte le Polly del mondo, è normale voler provare sollievo e continuare ad ascoltare “MTV Unplugged”, magari rimettendo la puntina all’inizio del vinile.  Il primo brano che ascoltiamo adesso è “About a girl”, che parla semplicemente dell’amore per una ragazza.

Grazie Kurt, ci voleva proprio.

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