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La Straniera della Durastanti: geometrie fra Nord, Sud e Alabama

Il collegamento di questa settimana parte dalla divisione, dal campanile, dai preconcetti. Pensate che l’eterna diatriba fra Nord e Sud sia solo italiana? In realtà è presente in quasi tutti i paesi del mondo: in Germania la cattolica Baviera contro la protestante Renania, nel Regno Unito la cosmopolita Londra contro gli arretrati “geordie” di Newcastle, in Francia la raffinata Parigi contro la rumorosa Marsiglia. Che dire poi della contrapposizione fra Barcellona e Madrid, la ricca Catalogna contro la Capitale tassatrice e usurpatrice. E gli Stati Uniti? Ci arriviamo dopo, senza scomodare (o quasi) la Guerra di Secessione e il generale Custer.

In Italia ci abbiamo fatto una questione, investito e buttato soldi, combattuto battaglie ideologiche e culturali: io mi son sempre trovato a metà, dall’alto (o dal basso?) della mia orgogliosa e a volte un po’ becera toscanità, quella che ti fa dire che no, non appartieni a nessuno.

Però in realtà sono sempre stato io un po’ lo straniero, abituato a vivere fra Bologna, Milano (spesso per lavoro), Prato e Siracusa (almeno un mese l’anno), con due puntate a Londra l’anno. Dire che le differenze fra tutti questi luoghi non esistono sarebbe ipocrita e irreale. Ma che arricchimento sono queste diversità, se si vivono senza giudicarle, se si osservano senza il ghigno di chi considera i meridionali indolenti o gode per i settentrionali colpiti maggiormente dal Coronavirus.

La sintesi è Ettore, un signore di Bergamo che è stato curato in terapia intensiva a Palermo, in quella Sicilia in cui credo non era mai stato e della quale ha detto si tatuerà l’effigie sul petto. Ma ancora di più delle sue parole commosse mi ha colpito l’applauso di tutto il personale affacciato alle finestre quando lo hanno dimesso. Lì c’era tutto l’amore che il Sud sa offrire allo straniero, proprio perchè spesso sono i meridionali italiani ad essersi sentiti tali nei secoli. Erranti e irrequieti come quella straniera che, nel bel romanzo d’esordio di Claudia Durastanti, percorre un itinerario continuo fra il sogno anglo- americano e il paesello lucano di origine. Una storia di una famiglia particolare, raccontata dal punto di vista di una bambina (probabilmente l’autrice stessa) che diventa adulta e che non smette di disegnare rotte, ora per necessità, ora per aspirazione, ora per amore, lasciando tracce indelebili sulla cartina del mondo da Nord a Sud.

La protagonista de “La Straniera” vive e forma se stessa in tutte le differenze fra i mondi che la separano da un’ipotetica casa: da ogni luogo saprà trarre un insegnamento importante per la sua crescita personale.

Mi chiedo allora quanto sia davvero corretto definire “straniera” una vera cittadina del mondo come lei. Sicuramente non ha questa ampiezza di vedute chi, non si è capito in base a cosa, proprio nella settimana del signor Ettore di Bergamo, ha detto che i meridionali sono “inferiori”. Le risposte alla solita stancante provocazione di Feltri potrebbero essere molte. Una è ascoltare “Sweet Home Alabama” dei Lynyrd Skynyrd, brano che tutti conosciamo per aver fatto da colonna sonora a vari film. Quello che non tutti sanno è che questo è il pezzo dell’ “orgoglio sudista americano”, scritto in risposta a un paio di testi di Neil Young. Il cantante di origini canadesi, in due dei suoi brani più famosi, “Alabama” e “Southern Man”, si scaglio’ contro il razzismo degli stati dell’America del Sud.

I Lynyrd Skynyrd risposero lanciando a loro volta un’anatema contro il mostro sacro del folk: nel bel mezzo del brano, dopo aver tessuto le lodi del loro stato di nascita, affermarono che l’Alabama “non ha bisogno di Mr Young”.

La replica non si fece attendere e vi sbagliate se pensate a stracci che volano: in fondo, mica siamo la sera su Rete4. Neil Young fu autocritico, disse di essere stato supponente, ammise di aver sbagliato e si disse felice di avere il suo nome impresso in un brano così importante come “Sweet Home Alabama”.

Immaginiamo allora una canzone di risposta a Feltri da parte, che so, di cantautori del Sud come Diodato, Brunori, Battiato o il compianto Rino Gaetano… ma forse meglio di no, ci sarebbe da temere dell’ulteriore replica del direttore. Stiamo a casa e leggiamo piuttosto “la Straniera”: noteremo chiaramente che le linee che tracciano percorsi da Nord a Sud sono sempre continue, mai divise. Semplice geometria letteraria e musicale.

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“I’m from a new land,
I come to you and
see all this ruin…
What are you doing Alabama?
You got the rest of the Union
to help you along…
What’s going wrong?”

(Southern Man – Neil Young)

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“Well I heard Mister Young sing about Alabama
Well I heard ole Neil put her down
Well, I hope Neil Young will remember
A southern man don’t need him around any how”

(Lynyrd Skynyrd – Sweet Home Alabama)

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