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Le isole di Norman di Veronica Galletta

Credo che gli incontri e certi avvenimenti non siano mai casuali: se accadono, c’è sempre un motivo e ne ho spesso la prova. Sono convinta, infatti, (potrei addirittura dire alla Montalbano “sono persuasa”) che Le isole di Norman non sia arrivato per caso tra le mie mani, un libro che – ammetto – non conoscevo finché non mi sono trovata a Siracusa, nella mia terra di origine, per riabbracciare finalmente dopo mesi i miei cari.

Una sera, mentre io e Marco cenavamo all’aperto in un locale di Ortigia (in uno dei nostri posti preferiti), il mio sguardo si è imbattuto in quello della proprietaria della libreria storica di Siracusa, Mascali, che mi ha subito reso partecipe di un evento imperdibile organizzato da lei stessa, qualche giorno dopo, per la presentazione del libro vincitore del Premio Campiello, opera prima, Le isole di Norman di Veronica Galletta.
Ovviamente io e Marco abbiamo risposto: Ci saremo.

E così il libro è finito tra le mie mani, nel corso di una caldissima sera d’estate e di un evento che purtroppo non ho potuto seguire con partecipazione, perché non lo avevo ancora letto.

Incontro con Veronica Gelletta – Liceo Gargallo Siracusa – 4 agosto 2020

Oggi sono quindi tante le domande che farei all’autrice de Le isole di Norman, che battezzo come libro più bello letto nel corso della mia estate 2020 (e chi lo sa? magari anche dell’anno…vedremo!). Non poteva che avere un forte ascendente su di me, perché scritto da una siracusana e ambientato nella bellissima isola di Ortigia (centro storico della città). Due aspetti che, si sa, solitamente non bastano per conquistare il cuore di un lettore. Le isole di Norman, infatti, è scritto davvero bene, si legge tutto d’un fiato ed è impossibile non pensarci anche dopo aver finito di leggerlo.

Ancora oggi, ogni tanto, mi chiedo: Ma Elena? Dove sarà adesso?

Sapete bene che non tutti i libri hanno questo potere e quando capita si resta con lo sguardo sognante per giorni.

Le isole di Norman mi ha innanzitutto riportato in mente ricordi ormai sbiaditi su alcune usanze della mia città, situazioni e momenti vissuti da bambina con i miei famigliari e in particolare con i miei nonni, e poi mi ha fatto riflettere su alcuni aspetti che spesso si danno per scontato.

La protagonista indiscussa è l’isola di Ortigia, l’antica città di Siracusa (quella dove è nata e cresciuta mia nonna, per dire), un’isola a forma di quaglia collegata, tanto tempo fa, alla terra ferma da un sottile istmo, mentre oggi ci sono due ponti. L’autrice mette subito in chiaro una cosa: Ortigia è prima di tutto una scelta.

La condizione di isolani marca la differenza tra un dentro e un fuori, e chi ci abita si allontana malvolentieri per andare in Città (la parte di terra ferma, Siracusa nuova). Finché gli è possibile, chi vive sull’isola ci rimane.

Anche se non è sempre oro quel che luccica.
Ortigia è l’isola che sorprende e poi abbandona, che provoca e blandisce, che conquista e poi scompare… Solo abitandola quotidianamente, accentuandone le contraddizioni e affidandoti a lei, Ortigia si rivela, come una cura.

Ed è per questo che spesso, non appena possiamo, noi siracusani (ci metto ormai in mezzo anche mio marito, siciliano d’adozione) passeggiamo per le sue strade, attraversiamo i ponti e lì ci sentiamo ” a casa”, anche se ci entriamo in punta di piedi. Chi non è nato e cresciuto nell’isola di Ortigia tante cose non le può captare.

Non avevo mai riflettuto su questo aspetto e ringrazio quindi Veronica Galletta per avermi portato fin qui, verso la conoscenza di una terra antica che parla oltre i templi, le colonne doriche, i balconi barocchi, la fontana Aretusa, il mercato, i vicoli così stretti da toccare i muri allargando le braccia (esempio in foto, sotto), le strade che ogni volta scopro come nuove, soprattutto adesso che vivo lontana da lei.

Elena, che attraverso l’isola cerca le mappe della sua vita, segue un percorso tra presente e passato e acquista sempre più consapevolezza delle proprie azioni, della famiglia in cui è cresciuta tra tanti silenzi, delle persone che vivono intorno a lei, dei luoghi, delle scelte, dei ricordi che si fondono con i sogni. Un viaggio che inevitabilmente il lettore compie con Elena alla ricerca di alcune verità che hanno segnato la sua vita, il suo corpo, il rapporto con la famiglia.

Camminare sulle impronte del passato non è mai una buona idea. Si finisce per scoprire che il passato non esiste, non in quella forma in cui lo abbiamo sempre pensato.

I libri diventano il mezzo attraverso cui comunicare con la madre, mentre i giorni e i mesi passano e la vita di Elena viene sconvolta da eventi storici che tutti ricordiamo benissimo (come la strage di Capaci) e incontri che a un certo punto le faranno riempire la valigia di speranze.
Chi lo sa…

Io so soltanto che, da quando ho letto questo libro, quando passo vicino al mercato del pesce di Ortigia e al vecchio carcere, penso ad Elena e cerco un libro lasciato per la strada, una mappa, un segno del suo passaggio.

Vi lascio con le foto scattate per Ortigia e sotto casa di Elena (dal libro è facile intuire quale sia…).


Sotto casa di Elena

le isole di norman_carcere di Siracusa

Carcere di Siracusa, di fronte la casa di Elena

I vicoli stretti vicino casa di Elena

Il mare di Ortigia

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