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Fantasmi dello tsunami: terremoti e credenze in Giappone

Richard Lloyd Parry, corrispondente a Tokyo per The Times, vivendo in Giappone da oltre 16 anni, in “Fantasmi dello tsunami nell’antica regione del Tohoku” ha documentato l’immane tragedia che si è abbattuta in quei luoghi nel marzo 2011.

Il terremoto più grande della storia della sismologia ha colpito il Giappone l’11 marzo del 2011 scatenando, poi, uno tsunami (l’acqua ha raggiunto l’altezza di 36 metri 1/2) che ha provocato la morte di più di 18.000 persone.

Parry ha svolto un lavoro straordinario, raccogliendo per diversi anni le testimonianze e i racconti di sopravvissuti, sfollati, politici, esperti nucleari…

“Eppure quell’esperienza mi appare ancora come un sogno caotico”.

Il giornalista, nonostante i suoi sforzi e le sue ricerche, ha continuato a provare “una preoccupante sensazione di aver completamente mancato il suo obiettivo” e per questo, quando sentì parlare di una piccola comunità sulla costa che aveva subito una tragedia eccezionale, ha capito che è lì che doveva concentrare la sua attenzione per farsi un’idea reale di quanto visse il popolo giapponese.

Fantasmi dello tsunami pone quindi al centro la comunità di Okawa, un luogo remoto e marginale del Giappone, sotto colline e risaie, vicino alla foce del fiume Kitakami, e in particolare la scuola dove hanno perso la vita 74 bambini, nel posto più sicuro in assoluto in caso di terremoti.

In una società in cui si impara sin dalla nascita a convivere con “il mostro invisibile” (il terremoto), le scuole giapponesi sono il posto migliore e in cui c’è la maggior possibilità di salvarsi (un aspetto che mi ha colpito tantissimo, pensando alle nostre vecchie scuole italiane). In Giappone le scuole vengono, infatti, costruite su colline e alture, su telai di ferro in cemento armato.
I bambini che hanno perso la vita a Okawa non morirono per via del terremoto, ma per una gestione sbagliata di fronte al pericolo tsunami.

Dalla raccolta di Parry viene fuori un racconto drammatico non solo della tragedia ma anche di una cultura, quella giapponese, fatta di tante maniere, educazioni, credenze, rispetto verso la famiglia e il prossimo, tanto da non poter lasciare spazio molto spesso al proprio dolore.

Mi hanno colpito in particolare le figure di alcune donne, madri rispettose e combattive, che scavano per mesi per ritrovare i corpi dei loro bambini, a cui poter dare sepoltura e dedicare un altare domestico. Mi ha lasciato di stucco il racconto del comportamento “impressionante” dei sopravvissuti che, dopo aver perso tutto, radunati in aule, palestre, sale, posti di fortuna, dovettero arrangiarsi da soli e lo fecero con insuperabile disciplina ed efficienza, addirittura con buonumore e generosità!

Attraverso le testimonianze raccolte da Parry, si scoprono anche una serie di riti e credenze e soprattutto i fantasmi che, strappati violentemente alla vita, hanno continuato a vivere e “tormentare” i sopravvissuti annientati dai sensi di colpa.

Ho letto Fantasmi dello tsunami tutto d’un fiato, divorando le pagine che mi hanno portato dall’altra parte del mondo (il libro è corredato anche di mappe molto utili), tra persone abituate a vivere il terrore del terremoto e pronte a rialzarsi con compostezza e sangue freddo.

Avrò il piacere di parlarne a Roma, a PiùLibriPiùLiberi2021 presso lo stand di Exorma edizioni che ha organizzato l’iniziativa “Blogger in stand”.

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