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La tigre di Noto di Simona Lo Iacono

Per la Giornata internazionale della donna, sono solita leggere e scovare le storie di donne forti, coraggiose, spesso dimenticate. Quest’anno, ho scoperto Marianna Ciccone detta “La tigre di Noto”  per aver difeso, come farebbe una tigre con la sua prole, libri e strumenti di ottica dell’Istituto di Fisica della Normale di Pisa saccheggiata dai tedeschi, nel 1944.

Marianna Ciccone è scomparsa nel 1965 completamente dimenticata, ma ringrazio Simona Lo Iacono (tra l’altro mia concittadina, siracusana) per averla “riportata in vita”, narrando la sua storia vera, aggiungendo solo alcune note romanzate, stupende tra l’altro.

Sin dalle prime righe di “La tigre di Noto” pubblicato da Neri Pozza, si capisce di essere di fronte ad una bambina, poi ragazza e donna, dalle qualità spiccate. Una bambina fuori dal comune, nata in una famiglia benestante di Noto (SR) alla fine dell’800, vissuta quindi tra le due guerre mondiali.
Il suo destino, per i genitori, era ovviamente segnato: aveva già il corredo pronto con le iniziali ricamate a cui bastava aggiungere quelle del marito concordato. E cosa volere di più?

Marianna, però, teneva sin da piccola la testa in su a guardare il cielo e le stelle, oppure in giù, sui libri.

“E’ questo il mio destino. Leggere”.

Ma non solo, perché Marianna contro tutto e tutti ha lasciato la sua Sicilia per seguire la sua strada, lo studio della matematica e della fisica prima Roma e poi a Pisa. Tutto da sola, senza nessun sostegno né morale né economico da parte della famiglia.
Le bastava essere brava tanto da usufruire delle borse di studio.

Lo studio le ha dato tantissimo e non le ha tolto la forza di aiutare, alla fine della I guerra mondiale, i soldati di ritorno dal fronte.

“La maggior parte aveva poco meno di vent’anni, e non sapeva più che anno fosse. Prima di essere arruolati al fronte, vivevano in campagna, e ogni volta che presentivano l’arrivo di un medico, si agitavano per la paura. Dalle loro parti si chiamava il dottore solo se non c’era scampo”.

Marianna è stata una fisica e matematica illuminata, sostenitrice della rivoluzione di Einstein e, per questo, spesso isolata. Contrariamente a quanto asserito da Newton, fu dimostrato che lo spazio non era stasi, ma vita. Si agitava, si ammorbidiva, si curvava.

“I vecchi accademici trasalivano. Mi davano le spalle e bisbigliavano: Einstein! Solo una donna poteva credergli!”

Marianna è andata avanti, non si è mai lasciata intimorire da niente e nessuno, salda sui suoi principi e fedele alla sua apertura mentale, anche quando il Duce, negli anni ’20, voleva che le donne fossero madri e niente più. Perché incentivarle con delle borse di studio?

Nonostante tutto, Marianna è riuscita a prendere persino la seconda laurea e come assistente, ha portato avanti il suo lavoro e, per quanto possibile per una donna in quegli anni, la sua carriera. Con i suoi studenti seguiva un approccio didattico poco usuale, spesso richiamata per questo dal direttore:

“… spiegavo ai miei alunni che leggere i numeri era come leggere un libro – e che per capire la natura serviva non solo la scienza, ma anche la poesia…”

Gli anni della seconda guerra mondiale sono stati certamente quelli più duri e provanti, ma mai scoraggianti per Marianna che si è trovata a custodire, da sola, l’Istituto di Fisica della Normale di Pisa, salvando migliaia di libri ebraici dalle razzie naziste.

Non vi racconto come, perché credo sia la parte più affascinante della storia. Qui vi dico solo che per Marianna “seminarli era il modo migliore per leggerli”.

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1 Commento

  1. Paola Marzo 8, 2022

    Ecco adesso dovrò comprare il libro perché voglio sapere dove li ha nascosti !!!!! … bellissima storia

    Rispondi

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