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Jimi Hendrix: la chitarra come inno alla libertà

Una raccolta che ho trovato per caso in un negozio di Siracusa. Un vinile dimenticato in uno scaffale polveroso fra improbabili e dimenticati successi anni ‘80. Ma chi ascolta la chitarra come fosse parola scritta e suonata deve sempre trovare un momento per rispolverare Jimi Hendrix.

Se una chitarra brucia, se è amore e odio, oppure lancia un grido di disperazione è semplicemente perché prima c’è stata quella di Jimi

Non mi è stato difficile farlo amare a mia figlia: da piccola fan dei Queen sa già quanto siano debitori al ragazzo di Seattle. E allora in “Smash Hits” a ruota libera ecco i successi di Jimi e la sua band: Hey Joe, Purple Haze, Foxy Lady e l’immortale cover di All Along the Watchtower di Bob Dylan.

Il libro “La notte che inventarono il rock” ha contribuito a creare in lei l’immaginario di Hendrix come predestinato: la chitarra imparata a suonare da autodidatta, come sfida al padre e all’ordine precostituito, diventa un inno di libertà che anche un bimbo riesce a percepire molto bene. E in quel mancinismo che era visto come emarginazione c’è il senso che essere diversi significa essere unici.

Nel cielo di Lucia Jimi è su una stella com Freddie, David, Janis, Jim, Amy e quei die pazzi di Kurt e Chris. Una stella in cui l’imperfetto diventa immortale, come un sei che può essere nove, o un nove meno sei che fa tre (Cit. If 6 was 9).

Qualche nota sul libro “La notte in cui inventarono il rock” – Edizioni Curci

L’albo contiene anche un CD audio che rende ancora più ricca di pathos la lettura.
Le bellissime illustrazioni ritraggono un Jimi in perenne conflitto con se stesso e con il padre che non accettava il suo essere mancino, proibendogli di suonare se non avesse usato la mano destra.

Nessun problema! Jimi era così bravo ma soprattutto così appassionato e voglioso di “cambiare con le sue mani il corso della storia” che imparò a suonare con entrambe le mani. Suonare da mancino era il suo “difetto” segreto!

Suonando entrava nel suo mondo fantastico, in cui la diversità era un pregio e la libertà di espressione un diritto comune.

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