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Nero Ananas e la PFM: impressioni dagli anni ’70

Gli anni ’70, quelli delle convinzioni e delle contrapposizioni. Destra o sinistra? Pop o rock? Aborto e/o divorzio? Calcio totale o catenaccio? Ogni tema avrebbe avuto bisogno di un referendum per mettere la parola fine, non solo sui grandi dilemmi etici.

Come sappiamo le divergenze di vedute sulla società non sempre portavano a confronti pacifici. La strategia della tensione tipica degli anni di piombo era mirata a instaurare paura nella gente, esattamente come il terrorismo che la mia generazione ha conosciuto con l’ 11 settembre. Venivano piazzati ordigni in treni, stazioni, piazze e luoghi affollati, colpendo volutamente chi non c’entrava nulla  né con i rossi né con i neri.

Essere persone comuni, fuori dall’esperienza politica, per questi criminali in fondo era già una colpa.

Mi sono sempre chiesto cosa scorresse nelle vene di certe persone, incapaci di fermarsi neppure davanti a donne o famiglie con bambini. Un sangue gelido alimentato da un cervello lucido e determinato, come quello dei personaggi descritti da Valerio Aiolli in “Nero Ananas”. I protagonisti del suo romanzo sembrano tuttavia persone comuni, che dietro a un lavoro normale e famiglie spesso unite, nascondono un ideale politico talmente forte da renderli determinati di fronte a qualsiasi azione.

L’autore è abile a raccontare le storie di anarchici e fascisti senza mai trattare con disprezzo l’uno o l’altro: il giudizio finale semmai lo deve dare il lettore.

Certe azioni non sembrano frutto di una natura malvagia (tipo Alex di Arancia Meccanica, ne parleremo un’altra volta;-)), ma di una lenta presa di coscienza. La loro continua analisi interiore ricorda le prime strofe di un capolavoro della musica progressive italiana degli anni ’70, genere che (con gruppi tipo Le Orme, gli Area  il Banco del Mutuo Soccorso e la Premiata Forneria Marconi) seppe imporsi alla ribalta internazionale come mai nessun autore autoctono è riuscito in futuro.

“Impressioni di Settembre” della PFM (1972), venuto fuori di getto dalla chitarra di Franco Mussida e messo in parole dal talento di Mogol, è un brano che si abbina bene ad alcuni frammenti di Nero Ananas:

“Cerco il sole ma non c’è…
Dorme ancora la campagna, forse no,
È sveglia, mi guarda, non so.
Già l’odore della terra odor di grano,
Sale adagio verso me.
E la vita nel mio petto batte piano,
Respira la nebbia, penso a te.
Quanto verde tutto intorno a ancor piú in là,
Sembra quasi un mare l’erba,
E leggero il mio pensiero vola e va
Ho quasi paura che si perda…[…]”

Le vicende narrate nel romanzo partono dalla strage di piazza Fontana del 1969 fino all’attentato alla Questura di Milano del 1973: ecco perchè Nero Ananas è anche un’ottima occasione per rispolverare un pezzo importante della storia italiana contemporanea, quella che non si arriva mai a studiare a scuola. Unire la lettura del libro all’ascolto di un album contemporaneo ai fatti come “Storia di un minuto” della PFM potrebbe dare al lettore una prospettiva diversa di quegli anni.

Brani come “La carrozza di Hans” o “E’ festa” sono un segno che il fuoco che bruciava dentro ai giovani italiani degli anni ’70 non portava solo a dure battaglie di ideali, ma anche a formidabili processi creativi.

“[…] No, cosa sono adesso non lo so
Sono come, un uomo in cerca di se stesso
No, cosa sono adesso non lo so
Sono solo, solo il suono del mio passo…
Ma intanto il sole tra la nebbia filtra già:
Il giorno come sempre sarà.”

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