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I viaggi segreti di Carlo Rossmann

È bello quando i libri, terminata la lettura, ti mancano un po’. Ed è quello che è successo con “I viaggi segreti di Carlo Rossmam” di Elena Corti.

Sono arrivata alle ultime pagine di questo romanzo con grande tristezza e commozione: Carlo Rosmann per me è un mito.

Inizialmente ci si trova davanti a una figura un po’ strana, solitaria e guardinga. Una persona che lì per lì non ispira nessuna simpatia.

Il classico stereotipo dell’impiegato statale, chiuso nel suo archivio: unici amici, la carta e le quattro pareti in cui sta rinchiuso tutto il giorno.

Un tipo che vede le persone deformersi e che, grazie a un amico, capisce di essere investito da un dono particolare: lui riesce a vedere la vera anima delle persone che quindi prendono forma in base alla loro personalità, il più delle volte non tanto gentile.

A parte questo aspetto che sicuramente rende particolare la personalità del protagonista, ciò che mi ha colpito di più di questo romanzo a tratti un po’ macabro e surreale (c’è una storia sui topi che se ci penso rabbrividisco!) è il percorso di Carlo, il suo viaggio verso il cambiamento.

Tra personaggi improbabili (ci sono dei dialoghi al limite della realtà) e rapporti di amicizia, la storia di Carlo anche se con alcuni aspetti tirati appositamente all’eccesso, è la storia di tutti noi che ambiamo alla stabilità lavorativa, a ciò che ci fa stare davvero bene e a rapporti che possano arricchire la nostra vita.

Sono, quindi, passata dal ritenere questo romanzo “surreale e fantasioso” a realistico e commuovente perché, in fondo, delle persone che abbiamo intorno e delle situazioni che viviamo, vediamo e sentiamo ciò di cui sono capaci la nostra anima e sensibilità.

L’ho apprezzato davvero molto. Un libro che mi ha lasciato una bella sensazione.

“Ogni esperienza, in fondo, era stata simile a un viaggio. Le mansioni che aveva svolto. I luoghi che aveva visitato. Le persone che aveva conosciuto”.

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