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Poe, il mastro burattinaio

Il momento dell’anno è quello di maschere spaventose, zucche inquietanti, fantasmi di Halloween e Lucca Comics, con la maggior parte dei cosplayer combinati a tema. A ognuno il suo inizio novembre: che sia dolcetto scherzetto o visita al cimitero, è sempre il periodo di Ognissanti, dedicato alla commemorazione dei defunti e all’evocazione di un certo immaginario la cui icona è sempre il volto affilato e baffuto di Edgar Allan Poe.

In famiglia mi hanno sempre raccontato che nella tradizione dei nostri avi nei giorni vicini a Ognissanti non c’erano feste di nessun genere, ma raccoglimento e silenzio. Non importava essere credenti o meno: le famiglie spesso stavano in casa e prima che la televisione sostituisse il focolare domestico, intere comunità si raccontavano davanti a un caminetto storie di mistero e paura. Immaginate per un attimo i personaggi di Edgar Allan Poe in questo contesto: l’oratore di turno che parla della rediviva Ligeia o delle vicende di casa Usher di fronte a ragazzini terrorizzati, il cui unico modo di evadere con la fantasia non erano smarphone e tablet ma l’enfasi di una storia spaventosa e ben raccontata.

Un’esperienza più di ascolto che di lettura in sé e per sé. Proprio come la fruizione della musica su vinile che, nel suo genere popolare a me più caro, ha espresso il suo tributo a Poe con una delle band più grandi di sempre. L’autore americano è infatti presente fra i personaggi della copertina dell’album “Sgt Pepper’s Lonely Heart Club Band” dei Beatles e viene menzionato da John Lennon nel brano “I am the Walrus”.  Come dire, icona citata da icone.

Anche se il lato per così dire “esoterico” dei Beatles ha certamente Poe fra i suoi ispiratori, io ho sempre associato la lettura dei suoi racconti al genere trash metal. Non era raro infatti che nel mio walkman o nello stereo alla fine degli anni ’80 suonassero Metallica, Megadeth o Slayer mentre mi dedicavo alla scoperta della letteratura di Poe. I meccanismi psicologici che portano i personaggi dei suoi racconti alla follia sono perfetti per i riff ossessivi e potenti del gruppo americano, in particolare quelli dell’album “Master Of Puppets”, pietra miliare di questo filone del genere metal. Provate a scaricare l’album e a leggere- ad esempio – il passaggio finale di Ligeia sulle note di “Battery”, con l’inizio di calma apparente che si trasforma in una scarica adrenalinica: il risultato è pura inquietudine per non dire vero terrore.

Poe è il “mastro burattinaio” che tira le fila di tutti questi personaggi, legandoli a doppio filo alla psicologia del lettore: si diventa icona non per caso, ma quando ognuno di noi trova una spiegazione, un collegamento, un contesto diverso per renderlo unico nel suo genere.

Infatti non è solo il mondo della musica a rendergli omaggio: pensiamo solo al tema principale di Lucca Comics, ovvero il fumetto. Chi come me ha fatto indigestione di Dylan Dog può ricordare facilmente come gatti neri, pozzi e pendoli e alcuni personaggi delle storie di Poe (la stessa Ligeia, la preferita mia e di Lucy, ma anche Berenice) siano citati in maniera addirittura ricorsiva nei vari albi. Il volto dell’attore americano Vincent Price, protagonista del film tratto dal racconto “La Maschera della morte rossa”, è lo stesso di molti spietati assassini che l’indagatore dell’incubo deve affrontare nella sua Londra immaginaria.

La scrittura di Edgar Allan Poe crea il pathos nella descrizione approfondita, quasi a voler trovare una spiegazione scientifica a fenomeni soprannaturali. Per chi è abituato alla suspence dei thriller moderni potrebbe sembrare un ritmo lento, adatto a un mondo in cui le vicende della rue Morgue erano raccontate davanti ai focolari di case sperdute nel nulla, con fuori il solo buio della notte. Così la pensa Viviana e non credo sia la sola.

La soluzione per provare a cambiare idea è sempre nella musica, stavolta quella dura e al contempo evocativa dei Metallica.

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