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Latino, romantico e punk: l’eroe di Camilleri

Cercavo da tempo il modo di rendere omaggio al maestro Camilleri, nell’anno della sua scomparsa. Non è stato semplice, però: l’assonanza avrebbe potuto essere per terra di origine, la Sicilia della (mica tanto) immaginaria Vigata accompagnata dalle note dei conterranei Battiato o Levante, oppure su una storia d’amore solida e tormentata come il filo del telefono con cui Salvo e Livia si salutano ogni sera, flebile come Battisti lei, grintoso come Vasco Rossi lui. Tanti schizzi su un foglio, con collegamenti ristretti solo al pur vasto repertorio della musica italiana.

Tutto è venuto naturale appena mi è capitato fra le mani l’ultimo vinile di Iggy Pop, eroe punk esattamente come Salvo Montalbano.

Nelle sue indagini il commissario non segue mai i protocolli e le piste semplici, non esegue pedestremente ciò che gli impongono i superiori, ma va di testa sua, con metodi a volte poco ortodossi, ma decisamente finalizzati all’obbiettivo.

E’ punk perché sa che questa non è la strada più semplice: gli porterà inimicizie, dissidi interiori, incomprensioni con le persone che gli sono più vicine, prima di tutte l’eterna fidanzata Livia.

Camilleri ce lo mostra in tutte le sue qualità di brillante intuitivo, ma anche in tutte le sue fragilità di uomo: per usare un termine imparato a scuola, ogni caso che affronta contribuisce alla sua weltanschauung, a trovare il suo posto nel mondo. Un po’ eroe romantico, tanto uomo latino, Montalbano ragiona fuori dagli schemi ed ogni enigma da risolvere è per lui una sfida, un passo verso una maturità che non si sa se raggiungerà mai davvero.

Iggy Pop è la trasgressione, l’amico di David Bowie, il passeggero che osservava la Berlino divisa dal muro, l’uomo degli Stooges, gruppo che ha ispirato correnti intere di cantanti punk fino ai Nirvana. E’ l’uomo mitizzato in “Trainspotting”, il sopravvissuto ai suoi stessi eccessi che poi, come per Montalbano, non sono altro che demoni interiori. Anche lui non ha mai scelto le vie più semplici, è nato e morto mille volte, proprio come quando durante le sparatorie l’eroe di Camilleri schiva proiettili impazziti.

In quest’ultimo album, intitolato “Free”, Iggy Pop sembra tuttavia aver raggiunto il momento finale del suo processo di formazione: non più musica punk come rumore, ma puro divertimento con ritmi da jazz e due brani in cui addirittura recita poesie sul senso della vita.

Poi c’è quella bellissima linea di basso in “James Bond” che mi piace pensare come sottofondo a una di quelle scene in cui Montalbano indaga sulle magnifiche spiagge della Sicilia, accompagnato dai fidati Fazio e Augello.

Non so se Camilleri ha fatto in tempo, prima di salutare questa vita, a completare il processo di formazione del suo eroe, come penso sia riuscito a fare Iggy Pop. Magari sarà il romanzo che aveva pronto nel cassetto e che, mi pare di ricordare,una volta ha detto che avrebbe pubblicato postumo. Chissà.

Intanto io guardo la copertina di “Free”, le onde sono quelle di Punta Secca e quell’uomo che entra in mare, appena uscito da casa sua, è senza dubbio un eroe punk.

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