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Buona vita per l’anno che verrà

“Non occorre la magia per trasformare il mondo. Dentro di noi abbiamo già tutto il potere che ci serve: il potere di immaginarlo migliore”.  Così J.K.Rowling, autrice fra l’altro della saga di Harry Potter, nel suo discorso motivazionale rivolto agli studenti di Harvard durante una cerimonia di laurea a cui era stata invitata. Parole che sono diventate un libro,”Buona vita a tutti”, che è davvero cosa buona e giusta consigliare a chiunque voglia dare una spinta in positivo al proprio destino.

“Ma la televisione ha detto che il nuovo anno porterà una trasformazione e tutti quanti stiamo già aspettando. Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno, ogni Cristo scenderà dalla croce e anche gli uccelli faranno ritorno. Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno. Anche i muti potranno parlare, mentre i sordi già lo fanno. E si farà l’amore ognuno come gli va. Anche i preti potranno sposarsi ma soltanto a un a certa età”. Così Lucio Dalla, diversi anni prima, immaginava un mondo migliore ne “L’anno che verrà”, una delle sue canzoni più famose e geniali per musica e testo. Si dice la scrisse in una notte.

L’ho fatta ascoltare poco tempo fa a nostra figlia per la prima volta (a casa nostra gira molta più musica internazionale, nonostante la mia adorazione soprattutto per Dalla, Battisti e tutta la progressive italiana degli anni ’70, PFM in testa) e lei, propensa al sogno com’è, ascoltava il testo rapita, tant’è che ho avuto il dubbio che la stesse pensando come un racconto reale. In effetti il suo sguardo era a metà fra chi si chiedeva se il cantante stesse farneticando oppure se quell’insieme di propositi per il nuovo anno non avesse un fondo di verità. In fondo, sta agli uomini decidere se fare cadere Natale tre volte o sposare i preti, raggiunta una certa età. Però alla fine Lucio, nella sua geniale alchimia fra linguaggio, onomatopee e arrangiamento, ha svelato a Lucia (e a tutti noi) la gigantesca boutade alla base del brano: “Vedi caro amico cosa si deve inventare per poter riderci sopra  per continuare a sperare”. Per lei allora tutto era tornato alla normalità: “Stava scherzando, babbo!”.

E’ bello per i bambini avere certezze, pensare il mondo o bianco o nero o al massimo con piccole sfumature colorate, anche quando si ascolta una canzone che in questo caso racconta una storia vera e propria.  Il dubbio però è rimasto a me: ci ha preso in giro, ok. Ma quando parlava di tutte queste speranze irrealizzabili, non è che Lucio Dalla ci credeva anche un po’ per davvero?

Il potere del sogno è lo stesso di cui parla la Rowling, che nel successo del suo Harry Potter è stato un raro esempio di tenacia: leggendario il racconto di lei neo-mamma seduta al tavolino di un bar con accanto la culla del suo bimbo mentre immaginava le gesta del piccolo mago inglese e dei suoi compagni di viaggio. E poi, alzata da quel microcosmo, le prime porte in faccia, i primi fallimenti, così forti che avrebbero abbattuto anche un cavallo. Lei però non si è persa d’animo e ha tirato fuori tutta la sua determinazione per raggiungere lo scopo che avrebbe cambiato il suo destino.

D’altronde, perseguire un obbiettivo difficile al limite del sogno non significa pensare un destino migliore prima di tutto per se stessi?

Sarebbe stato bello far incontrare J.K.Rowling con Lucio Dalla: sono certo avrebbero condiviso lo stesso sguardo disincantato, quello di chi sa come pensare a un modo diverso di fare andare le cose o per lo meno a come raccontarle.

Non è stato però possibile, peccato.  Anzi no. Mi basterà far leggere fra qualche tempo “Buona vita a tutti” a mia figlia, non necessariamente facendole ascoltare “L’anno che verrà” in contemporanea.

In fondo, in tutti coloro che provano a cambiare il mondo attraverso la propria immaginazione c’è sempre qualcosa di  Lucio Dalla, che lo abbiano mai ascoltato oppure no.

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