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La Sacra Bibbia e i Blues Brothers: la salvezza dell’anima è nella musica

No, non stiamo bestemmiando, proprio sotto Natale poi. Sennò sarebbe già arrivata la Pinguina a prenderci a bacchettate, anche se l’accostamento fra sacro e profano è evidente fin dalla foto.

Eppure è stato proprio l’ Osservatore Romano, quotidiano del Vaticano,  ad etichettare i Blues Brothers in un articolo del 2010 come “film cattolicissimo”: i riferimenti alla Bibbia, al concetto di redenzione, alle tentazioni della carne, per non parlare delle foto di Papa Wojtyła attaccate ai muri delle case dei vari personaggi. La notizia ebbe una vasta cassa di risonanza in tutto il mondo, scatenando reazioni diverse a seconda della posizione più o meno aperta nei confronti della Chiesa Cattolica. Si, insomma, c’è chi ha storto il naso, non solo su blog personali ma anche su autorevoli organi di stampa.

Non è certo nostra intenzione prendere posizione su una polemica di natura teologica, tuttavia non è difficile vedere nel film riferimenti alle parabole del Vecchio e Nuovo Testamento, in particolare a “Il figliol prodigo”. Credenti o meno, tutti noi siamo a conoscenza della vicenda del figlio scapestrato che viene accolto dal padre (la suora direttrice dell’istituto, detta la Pinguina) dopo che pensava fosse perduto definitivamente (Jake Blues, ovvero John Belushi, appena uscito di galera). Accanto a lui c’è l’inseparabile fratello buono (Elwood, ovvero Dan Aykroyd), che comunque ha un lavoro onesto e non ha mai abbandonato la casa del padre. Per ottenere il perdono, i nostri Blues Brothers devono compiere un atto caritatevole ed eroico allo stesso tempo, cioè salvare dal fallimento l’orfanotrofio in cui sono cresciuti.

Ben presto è chiaro per loro che possono permettersi tutto (o quasi) pur di arrivare all’obbiettivo finale, visto che godono di una protezione speciale dall’alto: sono in “missione per conto di Dio”.

A seconda dei momenti del film, assumono due ruoli “biblici” diversi: evangelisti quando si tratta di coinvolgere i vecchi amici della banda,oppure apostoli quando si trovano a non cadere in tentazione e a dover superare ostacoli di ogni tipo (vecchie e nuove fiamme, nazisti improbabili, poliziotti imbranati) . Alla fine si fanno di nuovo arrestare, ma solo dopo aver portato a termine la propria missione e salvato l’istituto.

Già, ma allora dov’è la redenzione? Dov’è il perdono se alla fin fine parliamo di ladruncoli che finiscono di nuovo in carcere? Ecco la risposta: la salvezza dell’anima è nella musica stessa.

Ce lo dice il reverendo Cleoophus James (ovvero James Brown), che con la sua messa soul gospel illumina il cammino dei protagonisti.

Ce lo dice Aretha, in quell’irresistibile ballo in ciabatte nel ristorante in cui avverte il suo uomo di pensarci bene prima di andare via, anche se sa che il motivo per cui dovrà abbandonarla è giusto, più importante di qualsiasi altra cosa.

Ce lo dice Ray Charles, nel suo negozio di strumenti musicali, quando caccia malamente un bambino che vuole rubargli una chitarra (“Mi fa male vederli ladri già così piccoli”).

Ce lo dice in un certo senso Elvis, con la sua “Jailhouse Rock”, cantata dai Blues Brothers sui titoli di coda sul palco del penitenziario.

La musica blues (e soul, jazz ecc ecc) nasce dallo spirito e che si creda in un qualche Dio oppure no, che si sia cattolici o meno, non si può negare che la sua missione sia quella di glorificare ciò che ci dà forza e speranza, quel “qualcosa” a cui ognuno di noi si appella nei momenti belli o brutti della propria vita.

Ed è proprio questo Dio, quest’entità, questa forza interiore, questo “qualcosa” (chiamatelo come volete) che ci dice che, esattamente come per Jake e Elwood, non è mai troppo tardi per compiere un gesto di grande spessore umano verso il prossimo,oltre i nostri interessi personali.

Non è poi questo anche il senso di “Canto di Natale” di Dickens?

E allora, Buon Natale.

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