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L’amore imperfetto di Nunzia Volpe: intervista e recensione

Il libro di Nunzia Volpe, L’amore imperfetto, è un pugno sullo stomaco, una di quelle storie che non si vorrebbe sentire mai ma di cui, però, è piena la nostra cronaca. E’ uno dei motivi per cui l’ho apprezzato e ho deciso di leggerlo e recensirlo, proprio perché monito alle nuove generazioni, alle famiglie, a chi pensa di aver perso tutto e invece…

La sofferenza di Sofia, proveniente da un passato famigliare violento, diventa quella del lettore che spera, fino alla fine, di vedere la ragazza finalmente felice e libera dalle paure. Paure che solo l’amicizia, l’amore della nonna e di altre persone che ruotano intorno a lei possono pian piano far sbiadire, anche se certe ferite non si rimargineranno mai.

La storia è raccontata attraverso salti temporali, tra il presente e il passato di Sofia, tra ricordi e sensazioni nuove e la scoperta di un amore, per Emma.

E’ facile ritrovarsi nei pensieri della giovane protagonista che, sin da appena nata, ha dovuto lottare per restare al mondo tra le mani di genitori incapaci e per fortuna di una nonna di cui porta il nome.

Tantissime le riflessioni che scaturiscono dalle pagine ben strutturate e che in modo calzante e accattivante portano fino alla fine di una storia di speranza oltre che di dolore.

Ho avuto il piacere di fare qualche domanda a Nunzia Volpe, per scoprire qualcosa in più di sé e del libro.

Quando hai iniziato a scrivere? L’amore imperfetto è il tuo secondo romanzo.

Esatto, L’amore imperfetto – edito da Mursia – è il mio secondo romanzo. Il primo “La bambina che parlava alla luna” ha vinto nel 2014 il Torneo Letterario Ioscrittore del Gruppo Mauri Spagnol ed è stato segnalato dal Premio Calvino 2015. Nello stesso anno è stato pubblicato dal Gruppo GEMS.

Sin da piccola ho sempre nutrito una passione (smodata) per le storie. La lettura era ed è il mio porto sicuro, il luogo dove niente e nessuno può raggiungermi. Ho scoperto la magia della scrittura solo in seguito, da adulta.

Ti sei ispirata a qualche evento in particolare per la storia di Sofia, la protagonista del tuo romanzo? C’è qualche aspetto autobiografico o evento che hai vissuto in prima persona o come spettatrice?

Sono nata negli anni Settanta in un quartiere popolare della periferia di Milano dove il degrado e la violenza erano all’ordine del giorno: in strada così come a scuola e nelle case, in famiglia, dove talvolta i genitori stessi erano figure impreparate, incapaci, di amare in modo sano i propri figli. Le conseguenze di tali incapacità, a volte, sono state tragiche. Vivere in contesti di questo genere, dove rifiuto, abbandono, svilimento e maltrattamento sono il quotidiano, segna. Nel bene e nel male. E, o si trova la forza per “rinascere”, per “reinventarsi”, per “ricostruirsi” positivamente o ci si perde. Scrivere L’amore imperfetto è stato un mio personalissimo atto di coraggio, qualcosa che dovevo soprattutto a me stessa. Con questa storia ho voluto mettere in discussione totem, stereotipi, che per la nostra società sono intoccabili: la famiglia che accudisce, la madre che ama, il padre che protegge.

A quale lettore si rivolge il tuo libro?

Viste le tematiche affrontate quali: violenza domestica, identità sessuale e adolescenza, il target ideale sono sicuramente i giovani dai 15 anni in su e gli adulti. Il romanzo è uscito il 14 febbraio 2020, pochissime settimane prima del lockdown, pertanto le presentazioni in programma presso diversi licei milanesi interessati e centri antiviolenza del territorio sono saltate ma ci stiamo organizzando per ripartire da settembre. Anzi, approfitto dello spazio che mi stai dando per rivolgermi agli insegnanti delle scuole superiori, qualora fossero interessati a proporre ai loro studenti la lettura de L’amore imperfetto mi rendo disponible per le presentazioni.

Cosa leggi di solito? C’è qualche autore o autrice che ti ha ispirata?
Prima che iniziassi a scrivere la lettura era per me un modo per evadere, oggi invece mi capita spesso di leggere per documentarmi e per imparare “da quelli bravi”. Leggo di tutto, dipende dal momento. Nell’ultimo mese, ad esempio, ho letto “La casa degli sguardi” e “Tutto chiede salvezza” di Mencarelli, “Dei bambini non si sa niente” della Vinci e “Svegliami a mezzanotte” di Fuani Marino.

Hai già in mente un nuovo libro?

In realtà ho da poco terminato l’editing del mio terzo romanzo, che è in valutazione in diverse case editrici. Al momento sto buttando giù qualche idea per il quarto. Tuttavia non so se ne uscirà un’altra storia, non lo so mai.

Cara Nunzia, in bocca al lupo! Ti meriti un grande successo.

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