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Beethoven250: Arancia Meccanica

Oggi dedichiamo il nostro angolo dei vinili a Ludwig Van Beethoven, di cui in questi giorni si celebrano i 250 anni dalla nascita. Per noi si tratta di un’incursione inconsueta nel mondo della musica classica e del cinema, perché il collegamento musicale sta nella colonna sonora di uno dei film più discussi, amati e odiati del novecento: Arancia Meccanica” di Stanley Kubrick (1971).

Alcuni si sono rifiutati di vedere Arancia Meccanica, altri hanno spento dopo poche scene, altri ancora hanno apprezzato il genio indiscusso di Kubrick, che nel suo film ha saputo creare un futuro parallelo capace di influenzare ancora oggi chi si cimenta con le arti visive. Non parliamo poi dell’immaginario collettivo: purtroppo gli episodi di violenza gratuita sono spesso etichettati sui giornali come arancia meccanica, sminuendo così il ruolo di un’opera complessa, che pone interrogativi etici che riguardano l’intero genere umano.

“Arancia Meccanica” è prima di tutto un romanzo, scritto da Anthony Burgess e pubblicato nel 1962. Kubrick ne ha ripreso il soggetto e buona parte della trama, interpretandone liberamente solo alcune parti. Molti elementi della trasposizione cinematografica sono già presenti in Burgess: la Londra alternativa di un futuro indefinito, una società controllata e quindi distopica (tema caro a molti scrittori inglesi, a partire da Orwell),  uno slang particolarissimo, a metà fra il russo e l’inglese, che inventa una nuova grammatica e neologismi.  E soprattutto lui, Ludwig Van Beethoven.

Alex, il protagonista del romanzo e del film, è la cattiveria fatta persona. Vive per compiere azioni malvagie e questa stessa pulsione è alimentata dalle più belle arie di Beethoven.

Lo troviamo ad ascoltare la “Nona” in camera sua dopo una serata di scorribande, lo vediamo applaudire una signora in un bar dopo averle sentito cantare una sinfonia del maestro tedesco, lo scopriamo deciso a riprendere il comando dei suoi drughi dopo aver casualmente ascoltato una sinfonia di Beethoven da una finestra aperta.

Per Alex non esiste pensiero né strategia, solo ispirazione ed azione. Beethoven per lui è pura essenza di vita:  ecco perché la prima parte della storia, quella in cui Alex compie gesta efferate in libertà, è accompagnata dalle sinfonie più allegre del maestro tedesco. Al contrario della seconda parte, quella in cui Alex viene catturato dalla polizia e sfruttato come cavia della “Cura Ludovico” (nome scelto non a caso), ovvero un piano sperimentale del governo inglese per cui un criminale può essere “curato” attraverso la visione forzata di film violenti (tutti abbiamo in testa l’immagine di Malcolm Mc Dowell con le palpebre forzatamente aperte): qui le musiche di Beethoven si fanno più meste, lugubri, sofferenti.

Alex è uno spettatore condizionato nella finzione letteraria e cinematografica, esattamente come noi possiamo esserlo leggendo o guardando “Arancia Meccanica”. I lettori e gli spettatori sono portati inconsciamente a soffrire insieme ad Alex quando viene messo in condizioni di non nuocere: questo equivoco nasce dalla musica di Beethoven. Ecco perché, indipendentemente dal fatto che questo film si apprezzi o meno, pensiamo sia una buona norma vietarlo ai minori. Oggi si vedono forse scene peggiori, ma l’empatia verso Alex può essere pericolosa, se non correttamente compresa o stigmatizzata.

Burgess, Kubrick e Beethoven ci mettono di fronte ad un aspetto dell’essere umano che non vorremmo mai esistesse: la pura malvagità. La conseguenza è l’interrogativo che sta alla base di “Arancia Meccanica è più giusto che un uomo scelga liberamente fra il bene e il male o che sia indotto con la forza ad essere buono? Meglio cattivo per scelta o buono per imposizione?

Nel momento in cui finisce la libertà di decidere, un uomo cessa di essere uomo.

“Arancia Meccanica” è un’opera sul libero arbitrio. Nient’altro. Con la musica di Beethoven ad ispirare questa scelta, qualsiasi scelta: anche quella di rifiutarsi di leggere il libro, di vedere il film o di provare a capire un’opera d’arte che ha segnato il suo tempo e non solo.

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