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Mastro Geppetto come non l’abbiamo conosciuto mai

Ho concluso il mio 2021 di letture con Mastro Geppetto di Fabio Stassi pubblicato da Sellerio ed entrato di diritto tra i migliori libri letti nel corso dell’anno.
Un libro struggente, vero, capace di smuovere sentimenti diversi e riflessioni profonde.

Mastro Geppetto non è la ricostruzione della fiaba di Collodi che tutti conosciamo benissimo. No. E’ una vista diversa perché ha al centro non il burattino di legno birichino che alla fine diventa buono, ma la storia di un uomo umile, povero, l’ultimo degli ultimi, Geppetto appunto.

Il libro di Fabio Stassi racconta il desiderio di un uomo di diventare padre nonostante la povertà e le mille difficoltà, di offrire amore e protezione, di seguire un sogno in compagnia di chi davvero può comprenderlo.

Geppetto in questa narrazione rappresenta la persona che nessuno guarda per strada, il personaggio pazzo da deridere, lo zimbello del paese.

Ma cosa sappiamo realmente noi di questi ultimi della società?

Ho provato una fortissima malinconia tra le righe di questo libro, perché assolutamente realistico e contemporaneo. Ho sofferto con il povero Geppetto, sentendo miei i suoi sentimenti e quindi la sua felicità davanti a degli ossi da ciucciare come se fossero il pasto più prelibato di sempre, il suo essere famelico di donare protezione a qualcuno, determinato nel suo obiettivo da perseguire, divertito facendo il pagliaccio, sognante di fronte a quel pezzo di legno da plasmare facendo attenzione alle prime parole la pronunciare.

Si, perché le parole sono importanti e bisogna saperle usare.

Mastro Geppetto di Stassi entra dentro l’anima con prepotenza e fa ripensare alla famosa storia di Pinocchio in modo diverso, calata proprio sui nostri tempi e le nostre fragilità.

In fondo l’obiettivo dell’autore è chiaro quando, nei ringraziamenti alla fine del libro, cita la frase di Giorgio Manganelli: “Nessun libro finisce; i libri non sono lunghi, sono larghi“, cioè hanno la capacità di mutare nel tempo, con noi.

“Perché ci sono storie che non ci si dovrebbe mai stancare di raccontare, ognuno ha la sua, e forse è appena questo che vuol dire scrivere: raccontare cento e cento volte la stessa favola per raschiare il destino che c’è sotto…”

Capita infatti di rileggere un libro a distanza di anni e di trovarvi un significato diverso, adatto al periodo che si vive o al proprio stato d’animo. Inoltre Mastro Geppetto è nato in un momento molto particolare, nella primavera del 2020 (tutti sappiamo perché!) “in una primavera anomala in cui tutte le parole si sono fatte preziose“.

E così Stassi ha dato vita a un Mastro Geppetto che lui stesso, in un’intervista, ha definito “l’anti Don Abbondio” per ricordare che i sogni vanno sempre seguiti, con coraggio e determinazione, anche se sembra impossibile realizzarli.

 

Trama da Sellerio
Se le avventure di Geppetto, il creatore di Pinocchio, fossero del tutto diverse da come le conosciamo? Se accanto alle peripezie del burattino che si è fatto bambino vi fossero anche quelle di un padre che tanto ha voluto un figliolo da costruirselo con le proprie mani?
Fabio Stassi ha scritto una storia nuova a partire da una storia classica, quella di uno dei più grandi romanzi della letteratura italiana. Nelle sue pagine l’anziano falegname diviene un uomo febbrile animato dal desiderio della paternità, vittima di uno scherzo crudele dei suoi concittadini. Le gesta del burattino, buffe, drammatiche, violente, si mischiano alle sue avventure, a loro volta sorprendenti e a tratti sconcertanti. L’uomo Geppetto sembra uscire dalla fiaba per grandi e piccini di Collodi e spostarsi su un palcoscenico contemporaneo dove la povertà, la malattia, il bisogno di amore, la crudeltà e il riscatto sono al centro della scena, motore concreto dell’azione. Così Geppetto diventa il ritratto di un uomo introverso e temerario, candido e visionario, che si accinge ad affrontare il mondo e a scoprirlo di nuovo, inseguendo il sogno di una creatura che sia carne della sua carne, in cui riversare le emozioni e l’affetto che porta dentro. Ma quel mondo lo disprezza e lo deride, rivelando tutta la sua ferocia in una condanna impietosa della solitudine e della diversità.
In Mastro Geppetto Stassi si abbandona con evidente piacere a uno dei suoi grandi talenti, quello di plasmare la materia reale e immaginaria delle storie e dei personaggi per trarne un racconto che affonda le radici nel desiderio e nella fantasia, producendo la metamorfosi che trasforma la finzione dell’arte letteraria nella verità più luminosa e commovente, più dolorosa e umana.

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