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Morsi di Marco Peano

Scrivo di getto la mia opinione su “Morsi” di Marco Peano (Bompiani), appena finita la lettura e, soprattutto, prima di leggere qualsiasi altra recensione in giro per il web, per non essere condizionata e ripercorrere così le emozioni che mi ha suscitato, pagina per pagina.

Inizio col dire che “Morsi” è di un genere molto lontano da quelli che solitamente leggo. Lo definirei un magico-fantasy misterioso e inquietante.
Direi, ESOTERICO e assolutamente sorprendente.

Non aspettatevi quindi il classico fantasy, ma una storia di tradizioni e credenze. Il fatto che sul finale ci siano alcune scene alla “Walking dead” non toglierà al romanzo la sua natura comunque realistica.
Tutto può succedere o anche no.
Basta crederci.

Morsi è figlio del suo tempo, della pandemia innanzitutto

Il piccolo comune della città metropolitana di Torino, Lanzo Torinese (nelle Valli di Lanzo), viene colpito da uno strano Virus che infetta, aihmè, soltanto gli adulti. Ma attenzione! Non proprio tutti, ma quelli con i denti ancora sani in bocca.
Sono, quindi, molti i riferimenti alla situazione pandemica che ancora oggi viviamo, molto chiari in questo passo:

“Certo, nel tempo avremmo conosciuto molte emergenze peggiori di quella. Ci sarebbero state altre sciagure che avrebbero spinto a guardare con sospetto ogni vicino di casa, ogni individuo. Situazioni che ci avrebbero reso tutti molto più fragili e soli”.

Morsi è figlio delle credenze e di quel pizzico di magia che avvolge la stessa Torino

Non sapevo niente dell’aspetto esoterico e oscuro del Piemonte, ma è stato facile immaginare che ci fosse qualcosa “sotto”, dato che molti aspetti del romanzo di Peano li ho trovati anche ne La Biblioteca dei sussurri di Desy Icardi, anche lei torinese.
Mi sono quindi documentata (ho pensato “Ma com’è possibile che entrambi abbiano inserito dei personaggi capaci di “guarire” o comunque captare le emozioni future e passate di chi sta intorno? E poi, quasi nello stesso ambiente…) e ho scoperto, infatti, che Torino è denominata anche la città magica.

In generale, in tutto il Piemonte ci sono un’infinità di luoghi oscuri ed esoterici, proprio a partire da Torino, considerata una città misteriosa e al vertice di due triangoli magico-geografici:
– triangolo della magia bianca con Praga e Lione (per gli influssi del bene)
– triangolo della magia nera con Londra e San Francisco (per gli influssi del male).

Immagine presa dal web

Ecco quindi svelato il mistero di questa impronta magico-esoterica che rende così affascinante sia la lettura di Morsi sia de La Biblioteca dei sussurri.

Morsi è figlio di tutte le storie che ci fanno crescere

Nonostante l’aspetto a tratti irreale e tendente, appunto, al magico, Morsi è una storia che racconta tanto di noi e delle nostre vite.
Famiglie di vario genere ed estrazione sociale, tradizioni popolari, amicizie tra i banchi di scuola, disagi adolescenziali, incomunicabilità con gli adulti, la necessità di credere a qualcosa.

Morsi si prende a morsi

Non sarà facile staccarsi dalle pagine di questo romanzo che si lascia leggere in poche ore (186 pagine) e con il fiato sospeso fino all’ultima riga.
Si chiude l’ultima pagina con fatica, una lacrima e un mezzo sorriso. Consapevoli di aver letto un libro che esce da tutti gli schemi e che, se anche qualche passaggio non sarà chiaro o approfondito, comunica la sua credibilità.

Alle tante domande ricevute (vale la pena leggerlo?), quindi, rispondo:

SI, è da leggere.

La trama per chi vuole saperne di più

Ambientato nel piccolo paese di Lanzo Torinese, tra il 1996 e il 1997, Morsi ha al centro una storia di amicizia, di quelle che nascono senza troppi calcoli, anzi, con un rifiuto iniziale che si trasforma in “odore” sopportabile.
Sonia e Teo sono i due protagonisti inconsapevoli di un incubo che prende forma, piano piano, tra le strade del paese in cui vivono e studiano.
Tutto inizia con una professoressa, in classe, e finisce sempre nello stesso luogo con uno scenario diverso e soprattutto ancora più terribile.
Sullo sfondo, la presenza costante e misteriosa della nonna di Sonia, Ada, la masca (guaritrice) del paese che conoscere il mistero del contagio.
Non sarà chiaro fino alla fine il suo ruolo, se in positivo o in negativo, e soprattutto niente sarà certo fino all’ultima riga di questo romanzo capace di far fare qualche incubo la notte.

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