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Mia madre è un fiume di Donatella Di Pietrantonio

“Mia madre è un fiume” di Donatella Di Pietrantonio (2011), pubblicato oggi da Einaudi, è stato il classico colpo di fulmine della serie: vedo il titolo e clicco su acquista.

Non sapevo cosa aspettarmi, come capita d’altronde in tutte le storie d’amore, quindi ho letto le pagine di “Mia madre è un fiume”, ignara del dolore dell’autrice.
Si, dolore, per “un amore andato storto, da subito“.

Sapevo però cosa aspettarmi dalla scrittura di Donatella Di Pietrantonio, dato che “L’Arminuta” e “Borgo sud” stanno in vetta, tra i miei libri preferiti di sempre. Ho ritrovato quindi lo stile asciutto e senza fronzoli tipico dell’autrice; il susseguirsi fluido di fatti, pensieri, dialoghi e ricordi senza la punteggiatura che avvisi del passaggio da un discorso diretto a quello indiretto, tanto da ritrovarsi dal racconto di una storia vissuta da terzi a un dialogo (spesso mentale) tra lei e la madre.

Con questo libretto di appena oltre 100 pagine, la Di Pietrantonio racconta la storia della sua famiglia di origine abruzzese, mentre accudisce la madre affetta da una malattia neurologica che la rende sempre più distaccata dal mondo e dai ricordi. Sarà appunto lei, la figlia a riportarle in mente i tanti momenti della loro vita, tra alti e bassi, a partire dal suo concepimento fino alle ultime vicende non sempre felici.

Tra una passeggiata in paese e un pranzo minimale, madre e figlia si trovano in quel limbo di ricordi non sempre piacevoli, senza la richiesta di un perché o per come. Solo la consapevolezza che tutto poteva svolgersi diversamente, o forse no.

“Lei mi amava ma aveva altro da fare. Lavorava per sua figlia. Non venivo prima nei suoi pensieri e non l’ho sopportato. Doveva disubbidire, per me, amarmi contro tutti. Fare la partigiana. Di lei è rimasta l’assenza. Avevo una madre inaccessibile, separata, non per disamore, per fretta…”

Tra ricordi dolci e crudeli, viene narrata un’esistenza fatta di privazioni e sacrifici, mancanze e assenze, incapacità di mostrare affetto, un mix di amore e odio, nostalgia, rimorso…

Chissà?
Forse poteva andare diversamente?
Me lo sono chiesta più volte leggendo queste pagine.

E allora…

Mia madre è un fiume.
Erano un fiume i suoi capelli scuri e sottili che la corrente divideva ai lati del viso, onde a cascata sul seno, li pettinava la sera, dopo tutte le fatiche.
Mia madre era un fiume di parole, ora di frasi stereotipate.
E’ un fiume in secca, la neve dei pioppi lo sorvola….
Oppure un albero.
Aveva rami alti, non riuscivo ad arrivarci.

Mia madre era una piccola farfalla dal corpo tozzo, l’esperia, con le ali corte e il volo a scatti.
Sognavo di poter toccare la sua bellezza.
E’ stata il principio di tutti i miei desideri, la madre di ogni solitudine.

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