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D’amore e di rabbia di Giusy Sciacca

“Avrebbe continuato a cantare si, dentro la sua gabbia, proprio come le aveva consigliato Eleonora dall’inizio. Di amore e di rabbia, però. Perché provava entrambi i sentimenti”

“D’amore e di rabbia” è il nuovo romanzo (Neri Pozza) di Giusy Sciacca, scrittrice, giornalista, nonché mia conterranea e amica.
E sono quindi doppiamente felice di dire (da lettrice e amica) che “D’amore e di rabbia” è già nella mia top ten 2023, perché mi ha letteralmente strappato il cuore. Ci penso infatti ancora, dopo giorni dalla fine della lettura.

L’atmosfera, il periodo storico, i personaggi, i dialoghi: ogni cosa è ancora vivida nella mia mente e credo ci resterà a lungo.

Gli anni che Giusy ha deciso di raccontare, partendo da fatti realmente accaduti e ispirandosi e personaggi veramente esistiti, combinandoli con una buona dose di finzione, sono quelli subito dopo la I Guerra mondiale, tra il 1917 e il 1922, alle soglie del fascismo.
Dove?
In Sicilia, precisamente tra Catania, Lentini e Siracusa.

L’autrice, con un linguaggio davvero magistrale (si, è scritto davvero bene!), ha innanzitutto svolto un lavoro di ricostruzione storica non indifferente, usando l’espediente dei salti temporali che io amo tantissimo nei romanzi: partendo dal presente (un episodio realmente accaduto nel 1922), ricostruisce i fatti tornando al passato fino a comporre un puzzle di storia vera e purtroppo piena di tensioni.

Con “D’amore e di rabbia” si vivono i disordini che hanno sconvolto l’Italia e in particolare la Sicilia dei braccianti contro i baroni e signorotti che volevano tutelare le loro ricchezze, il loro benessere e tenere a bada socialisti e proteste.
In quegli anni, in cui si affacciava il fascismo in Italia, la società era ancora sconvolta dalla guerra, tormentata dalla spagnola, incerta sul futuro.

Nella zona di Catania, la famiglia Beneventano faceva da padrone e, in accordo con stato, curia e istituzioni, si impegnava a sedare qualsiasi sollevamento popolare, anche con la violenza.

Ma non c’è solo questo nel romanzo di Giusy Sciacca.

C’è anche la storia di una donna fuori dal comune, Amelia Di Stefano, diversa da tutte le altre donne di quei tempi.
Schiacciata dai pregiudizi per non aver scelto la vita comoda della famiglia nobile da cui proveniva, è costretta a scendere a compromessi proprio con la famiglia Beneventano, consapevole di vivere in una gabbia d’oro in cui urlare d’amore e di rabbia.
Una donna che non ha mai smesso di parteggiare per i più deboli, rischiando anche la vita; sola contro tutto e tutti, in una società che non perdonava né rendeva facile le scelte “diverse” e fuori dall’ordinario.

Ma io ho tifato per Amelia fino all’ultima riga e non sono rimasta delusa.

Spero sia così anche per voi.

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