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Cuore nero di Silvia Avallone

Silvia Avallone è indubbiamente una delle mie scrittrici italiane preferite. Dopo “Un’amicizia“, è tornata con un nuovo romanzo dedicato al tema delle carceri minorili.

Ambientato tra Bologna e il Piemonte, precisamente Sassaia, un piccolo borgo di montagna (su maps sono a cercare i luoghi descritti), il romanzo coinvolge tantissimo sin dalle prime pagine, per mezzo di diversi piani temporali.

La voce narrante, in prima persona, è quella di Bruno, uno dei due abitanti di Sassaia. La sua narrazione su “quanto” gli piomba addosso si alterna a quella in terza persona e ai ricordi che riguardano la protagonista, Emilia. In realtà, quasi tutti i personaggi di questo romanzo sono protagonisti a modo loro, tanto che ci si affeziona a ognuno di essi, tra riso e tanta commozione.

Cuore neromi ha aperto lo sguardo verso una realtà che conoscevo poco, il carcere minorile, e le tante attività che ruotano intorno ad esso, per esempio la possibilità di studiare e di specializzarsi in qualcosa, in attesa di finire di scontare la propria pena.

La storia di Emilia è molto coinvolgente, tanto che non si potrà fare a meno di tifare per lei, per la sua vita, nonostante tutto. Per la prima volta (a me non era mai capitato), ho sentito il dolore e i pensieri di chi ha commesso un gesto efferato e ha pagato giustamente, perdendo i momenti più importanti della propria vita.

Ricominciare non è facile, ma è possibile.
La cultura, in tutto questo, salva.

Il romanzo è di finzione ma Silvia ha preso spunto da quanto ha vissuto in prima persona, impegnandosi in laboratori di lettura e scrittura presso l’Istituto minorile maschile di Bologna.

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