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Un ponte di libri per nutrire pensiero e immaginazione

I libri, lo penso da sempre, sono anche “questione di pelle”. Quando la Sinnos per la Giornata della memoria mi ha proposto la storia di Jella Lepman ho sentito subito una forte spinta verso questa lettura che, infatti, ho letto con profonda ammirazione e tanta commozione.

Adoro, inoltre, le storie delle grandi donne e mi chiedo come mai la storia di Jella non sia poi così famosa, lei che ha persino istituito il premio “Hans Christian Andersen”, il Nobel della letteratura per l’infanzia, nel 1956.

Perché è legato alla Giornata della memoria ?
Jella, tedesca ebrea, giornalista, in seguito alle leggi razziali è emigrata a Londra nel 1935, da sola perché vedova con i suoi due figli.
Quando le viene chiesto di tornare in Germania, a guerra finita, nel 1945, per dare il suo contributo alla ricostruzione di una società devastata, per mezzo di un progetto di rieducazione per donne e bambini, non ha avuto dubbi: doveva partire e iniziare proprio dai bambini.

“I bambini della Germania non erano forse altrettanto innocenti dei bambini di qualsiasi altra parte del mondo, vittime indifese di eventi tremendi?”

E così inizia il grande lavoro di Jella fatto di intese, incontri, sensibilizzazione per dare vita a un progetto legato ai libri.

I libri come ancora di salvezza per abbandonare gli autoritarismi, sviluppare un pensiero critico, imparare che c’è altro fuori dal mondo inculcato, che bisogna trarre vantaggi dalla diversità altrui, per mezzo delle storie, delle lingue, dei disegni, del confronto.

I libri diventano anche un ponte tra Stati che, desiderosi di abbandonare l’odio e lo stato d’animo della guerra appena vissuta, hanno probabilmente avuto bisogno di un progetto di speranza, anche a fronte di difficoltà economiche e reperimento dei fondi.

Jella ottiene tantissime risposte alle sue lettere: riceve gratuitamente libri dagli editori di quasi tutto il mondo che superano la reticenza nei confronti della Germania. Il Belgio, che inizialmente aveva rifiutato la proposta di contribuire al progetto di Jiella, ha poi inviato i libri più belli della mostra.

Si, Jella ha realizzato un progetto davvero grandioso, quello della più importante Mostra Internazionale di Libri per Ragazzi che fu inaugurata il 3 luglio 1946, a Monaco, destinata a diventare un importante punto di riferimento per molti bambini.

Bellissima la scena di una bambina che, salendo le scale dell’edificio della mostra esclama:
“Questa sì che è pace!”.

A questo punto ho versato delle caldissime lacrime di commozione, perché ho immaginato ogni particolare di quel contesto e di quel periodo di ricostruzione non certamente facile per nessuno, soprattutto per i tanti bambini rimasti orfani, senza cibo né vestiti, accogliendo quindi, come un’ancora di salvezza, un luogo in cui potersi rifugiare e immaginare un mondo più bello, colorato, spensierato, lasciando fuori i ricordi della guerra, le perdite, il dolore.

Il progetto di Jella ovviamente non si è fermato qui, perché se avete capito lo spirito di questa donna, non poteva certamente fermarsi ad una mostra in cui i libri potevano essere toccati e letti ma non portati a casa.
E’ nata quindi, nel 1949, la Biblioteca Internazionale per Ragazzi che divenne ricettacolo di tantissimi altri progetti iniziative, come i gruppi di lettura, lezioni di teatro e di lingue e tanto altro ancora.

Grazie a Jella oggi la Biblioteca Internazionale per Ragazzi e l’Organizzazione Internazionale per la Letteratura Giovanile sono istituzioni solide e forti.

Stupenda l’immagine alla fine del libro, quando Jella dice:

“Già in molti angoli della terra i bambini tenevano in mano gli stessi libri e si incontravano su un ponte di libri. Era solo un inizio…dalle possibilità illimitate”.

Ed è proprio così, oggi la Internationale Jugendbibliothek esiste ed io ho tanta voglia di andarci.

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