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L’inizio di ogni cosa di Luca Ammirati

Non vedevo l’ora di leggere L’inizio di ogni cosa di Luca Ammirati, l’autore di Se i pesci guardassero le stelle, romanzo che ho letto tempo fa e di cui vi ho parlato con entusiasmo.

Anche questa volta, ho terminato il suo nuovo romanzo edito da Sperling & Kupfer con un sorriso e una bella sensazione, data da tutte le emozioni che ho vissuto con Tommaso, Irene, i vari abitanti di Bussana Vecchia, con Gabbiano, Eloisa, Elia…

Luca Ammirati con L’inizio di ogni cosa mi ha portata di nuovo nella sua Sanremo, vicino al mare (“Come farà la gente senza il mare?” cit.), e mi ha deliziata, ad ogni capitolo, con gli incipit di romanzi che ho letto o che mi aspettano sul comodino.

“Ho sempre avuto una passione per gli incipit dei romanzi. Li trovo magnetici. Mi portano su strade che non ho mai percorso, in luoghi che non ho mai visitato, dentro vite che non sono la mia e che pure in qualche modo sento che mi appartengono, che finiscono con l’impadronirsi di me”.

Nella mia moleskine annoto solitamente le frasi che mi colpiscono di più dei vari libri che leggo, ma non ho mai pensato di annotare gli incipit. Mi sa che sto per sviluppare una nuova mania del lettore, perché questa cosa mi piace tantissimo:-) Trovo, inoltre, vero il fatto che quando leggiamo tendiamo a impadronirci della storia, diventiamo un tutt’uno con il protagonista, viviamo noi la storia per lui.

Ed è quello che mi è successo con Tommaso, l’uomo inquieto protagonista di questo romanzo che, all’inizio, ho quasi detestato: la gelosia che prova nei confronti della sua donna mi ha indispettita e offerto l’idea di un uomo molto insicuro e insopportabile. In realtà è lo stesso Tommaso, che parla in prima persona, a non sopportarsi, riconoscendo i limiti del suo carattere e l’enorme insicurezza che lo anima.

E’ bello, quindi, scoprire da dove derivano le incertezze che lo spingono a dubitare di tutto e tutti, anche di se stesso, e il percorso che intraprende approfittando dell’assenza della sua donna (che parte qualche giorno per lavoro) per ritrovare una parte di sé molto importante.

Tommaso da Sanremo mi ha portata a Bussana Vecchia, non lontano da lì, nell’entroterra sanremese sulla collina, da dove si vede comunque il mare.
Il paese degli artisti.

Ciò che apprezzo di più dei romanzi di Luca Ammirati è l’aspetto realistico, non solo delle situazioni narrate e vissute dai suoi personaggi, ma anche dei luoghi in cui vivono, tanto da poterli cercare su maps, visitarli in qualche modo per confrontarli con le immagini sviluppate nella nostra testa.

Sono adesso curiosa di andare all’Osteria degli artisti nel cuore di Bussana Vecchia dove, oggi, vivono solo artisti italiani e stranieri. La storia (vera) di questa frazione collinare di Sanremo che Tommaso scopre parlando con Amos (il titolare dell’Osteria), è legata a un terribile terremoto, avvenuto nel 1887, che distrusse quasi tutto il paese, relegandolo a un lungo sonno. Gli abitanti si spostarono infatti più a valle, fondando il paese di Bussana Nuova.
Soltanto verso la fine degli anni cinquanta, artisti italiani e stranieri, attratti dalla particolarità del luogo, ristrutturarono e resero nuovamente abitabili gli edifici meno danneggiati.

“La vita è movimento, se stai troppo fermo sei già morto”.

E insomma, vi chiederete che cosa ci va a fare Tommaso a Bussana Vecchia!?
Trascorrerà lì qualche giorno, trasportato dall’esigenza di scoprire un’importante verità che lo riguarda (non ve lo dico per non spoilerare…quando l’ho scoperto per me è stata una sorpresa quindi voglio che sia così anche per voi), perché “la verità non bisogna solo conoscerla, ma anche sopportarla“.

In fondo, Tommaso a Bussana Vecchia trova il coraggio di “cambiare”

“Il cambiamento bisogna sceglierlo, altrimenti si è solo destinati a subirlo”

E grazie alla comunità che lo ospita per qualche giorno in quel borghetto degli artisti, capisce che “la vita non basta rincorrerla ma accettarla come una cara amica che ci ha fatto un dono“.

Il percorso di Tommaso, tra la collina e il mare, si riempie di consapevolezza e si arricchisce di saggezza e semplicità.

Alla fine, le storie più semplici sono quelle più belle e fanno bene al cuore.

Grazie, Luca, per avermi regalato una storia così appassionante e genuina.

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