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Tutti i colori tranne uno di Luca Ammirati

Ancora una volta, Luca Ammirati non ha deluso le mie aspettative da lettrice appassionata, con il suo terzo romanzo pubblicato da Sperling & Kupfer, “Tutti i colori tranne uno”.

E per la terza volta (vi ho già parlato del suo “Se i pesci guardassero le stelle” e de “L’inizio di ogni cosa“), Luca mi ha fatto viaggiare per la Liguria e scoprire luoghi e storie molto interessanti, attraverso i suoi protagonisti che, in questo caso, sono i componenti di una famiglia produttrice di Rossese, vino DOC di Dolceacqua, borgo del Ponente Ligure.

La lettura di questo romanzo mi ha coinvolta particolarmente perché l’ho portato avanti proprio mentre mi trovavo in vacanza in Liguria dove ho avuto anche la possibilità di bere il Rossese che di fatto, è il vero protagonista di “Tutti i colori tranne uno”.

Curioso, no?, dal momento che il colore mancante è proprio il rosso, il colore del vino.
Mancante per chi?
Damiano, il figlio del maggior produttore di Rossese della zona, è daltonico e, da quando lo scopre, vive la sua vita come se si sentisse mancante di qualcosa di fondamentale tanto da perdere sempre più sicurezza in se stesso e allontanandosi dalla famiglia e dai suoi sogni.

“Il punto è che nessuno può spiegare un colore, semplicemente lo percepisco in una maniera diversa da te. E’ come una nebbia cromatica in cui le frequenze dei colori si sovrappongono. Quello che tu vedi acceso, io lo vedo spento…Quando il rosso e il marrone si confondono, non si è del tutto a proprio agio. Provoca una sensazione di smarrimento”.

Damiamo si smarrisce e piuttosto che affrontare accanto alla famiglia i suoi timori, si allontana da Dolceacqua e sembra quasi dimenticare tutto quello che ha imparato e costruito per mezzo di un bellissimo rapporto con il padre.

Tornare a casa, dove è nato e cresciuto, purtroppo non per una buona notizia, gli darà l’opportunità di ricostruire, attraverso i ricordi, i suoi veri sogni cacciando vie le paure.

Perché pensi sempre al vino? Chiedeva al suo papà.

“Io resto concentrato sul vino perché accompagna i giorni, le persone e i rapporti umani”

In forte sintonia col padre e poco affezionato alla madre per il suo senso di inadeguatezza, la storia di Damiano ha inizio ed evolve con una vasca irrigua, una cisterna circolare piane d’acqua in cui faceva il bagno col padre dal bambino.
Una vasca piena delle paure di Damiano e che diventa anche un punto di fine e poi di svolta, il luogo adatto per “scacciare i mostri”.

Il romanzo inizia e termina proprio con questa immagine e con un messaggio importante che si dispiega pagina per pagina:

E’ narrando i ricordi che diamo un senso alle perdite, che sentiamo la forza che vive ancora quando qualcuno ci lascia.

Davvero un bel romanzo. Grazie, Luca.

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