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Cambiare l’acqua ai fiori, il libro che cambia la prospettiva della morte

Ho centellinato le ultime pagine di questo romanzo che non avrei mai voluto finire perché, come sospettavo, ho iniziato a provare nostalgia di Violette e del suo cimitero già dopo un minuto averlo chiuso, continuando a tenerlo stretto tra le mie mani.
Non succede con tutti i libri e quando capita è qualcosa di inspiegabile. Credo di averlo provato l’ultima volta con Il Cardellino di Donna Tartt che infatti ho tenuto sul comodino per lungo tempo.

“Perché si va verso certi libri come si va verso certe persone? Perché siamo attratti da determinate copertine come lo siamo da uno sguardo, da una voce che ci sembra conosciuta, già sentita, una voce che ci distoglie dal nostro percorso, ci fa alzare gli occhi, attira la nostra attenzione e cambierà forse il corso della nostra esistenza?”

Valérie Perrin con “Cambiare l’acqua ai fiori” (E/O Edizioni) regala così tante emozioni che è davvero difficile riassumerle e metterle in fila. Ci provo.

Il primo pensiero che ho avuto, dopo le prime pagine, è stato: “Morire sapendo di essere seppelliti in un cimitero curato da una persona come Violette, rincuora. Sapere che c’è una persona che cura le tombe con così tanto amore e dedizione, rende il pensiero più dolce o comunque confortante!”.

Ma esistono ancora i guardiani da cimitero? Non me ne accorgo mai.

Violette assapora la vita bevendola a piccoli sorsi, come un tè al gelsomino con un po’ di miele, indossa l’inverno sull’estate e cioè un cappotto scuro su vestiti rosso carminio o a pois. E’ una donna che non rientra negli schemi, non ci è mai rientrata, da quando è venuta al mondo uscendo dall’utero di una madre che non la desiderava, poggiata su un termosifone caldo ritenendo fosse nata morta.

E’ una donna che ha combattuto la solitudine del suo essere orfana, passando da una famiglia a un’altra, affidandosi poi a un uomo che, per quanto sbagliato, le ha regalato la cosa più bella della vita, la maternità. Una donna che è rinata anche grazie alla la voglia di imparare e trovare pienezza nei libri, nella musica, nella fantasia.

Oggi ho voglia di leggere anche io Le regole della casa del sidro, diventato il punto di riferimento di Violette nel corso dei suoi anni.

Ho adorato tutte le storie raccontate e che hanno un ruolo nella vita di Violette, i personaggi, gli odori, le emozioni.

Ho letto la storia d’amore più intensa che mi sia capitata di leggere sui libri, non quella di Violette ma dei due amanti Irène e Gabriel che si riuniscono solo quando muoiono.

“Hai presente le curve delle pulsazioni cardiache in un elettrocardiogramma? Tu sei le curve del mio cuore”.

Ho apprezzato tantissimo lo svolgimento degli eventi tra presente e passato, i racconti in prima persona di Violette e quelli di una voce narrante esterna per dare voce anche agli eventi e ai pensieri di altri personaggi ruotanti intorno a lei.

Mi hanno spiazzata le vicende finali con un velo di giallo/noir, ma ho gioito per il finale meritato.

E insomma, l’ho già battezzato come miglior libro del mio 2020 di letture. Chissà se dopo di lui ci saranno altri romanzi all’altezza di questa stupenda storia di speranza e amore.

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