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Il tema del lavoro: Levi e Guccini insegnano

L’angolo dei vinili chiude la due giorni dedicata alla festa del lavoro collegando “La chiave a stella” di Primo Levi con “La Locomotiva” Francesco Guccini, un classico con il quale il cantautore emiliano concludeva la maggior parte dei suoi concerti.

La combo unisce due grandi artisti italiani, due letterati nel vero senso della parola (sapevate che Guccini ha scritto più libri che pubblicato dischi?) su un tema universale come quello del lavoro.

La singolarità è che l’argomento viene trattato in maniera opposta: tanto stranamente ottimista il romanzo di Levi quanto sentito nel suo pessimismo di fondo il brano di Guccini.

De “La chiave a stella” abbiamo già parlato in un post dedicato: il libro vede l’autore in prima persona raccontare un immaginario dialogo con Faussone, un operaio incontrato in Russia, che rappresenta l’insieme delle esperienze e dei racconti dello scrittore.

Nonostante siano gli anni in cui il boom economico porta benessere per molti ma aumenta anche gli squilibri sociali, forte della sua esperienza di trent’anni prima ad Auschwitz, Levi lancia un messaggio politico e morale sul lavoro: “La moralità del lavoro vale in assoluto ed è un onere per chi vuole il cambiamento, il progresso, la rivoluzione liberatrice”. Nei racconti di Faussone c’è tutta la grinta e l’energia di chi vuole essere utile e contribuire a qualcosa di importante, pensando che con l’energia del fare i propri meriti verranno riconosciuti.

“La Locomotiva” di Guccini parte invece da un racconto di cronaca: nel 1893 il ferroviere anarchico Pietro Rigosi, sposato con figli, si impossessò di un treno presso la stazione di Poggio Renatico e si diresse a tutta velocità verso la stazione di Bologna. Qui fu dirottato su un binario morto: nell’impatto con le barriere il macchinista fu sbalzato fuori e perse una gamba. Lì per lì sembrò il raptus di un uomo che aveva perso il lume della ragione all’improvviso, senza aver mai dato segni di squilibrio in precedenza. In realtà il suo gesto fu probabilmente un atto estremo di protesta contro le massacranti condizioni di lavoro dell’epoca. Al Guccini simpatizzante anarchico del tempo, fortemente attratto dalla memoria storica del suo territorio, l’episodio ispirò uno dei brani più importanti e di denuncia della sua produzione.

La libertà espressiva dell’autore, quella che ha rivendicato spesso nelle sue canzoni, si è trasformata nell’urgenza di collegare un episodio del passato alle tensioni di inizio anni ‘70, facendoci riflettere sul fatto che in fondo dopo un secolo c’era ancora molto da migliorare.

Se è vero che avere entusiasmo conta e il mix di grinta e capacità è essenziale per ottenere successo professionale, non si può negare che dopo quasi 130 anni dall’episodio della locomotiva le condizioni di lavoro non sono uguali per tutti. Pensiamo a tante donne che durante la pandemia hanno dovuto rinunciare ai propri sogni o a quelli sfruttati e malpagati dei rider. Ottimismo e consapevolezza dovrebbero sempre trovare un punto d’equilibrio, se si vuole fare un’analisi obbiettiva su un tema così importante. Levi e Guccini insegnano.

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